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ELEZIONI 2013/ Il comunicato stampa di Comunione e Liberazione

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Pubblichiamo la nota inviata dall'ufficio stampa di Comunione e Liberazione sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali

 

I mezzi di informazione continuano a chiamare in causa il nome di Comunione e Liberazione a proposito delle vicende politiche, paventando divisioni e contrasti all’interno del movimento sulle scelte elettorali dei prossimi mesi.

Per prima cosa, desideriamo ribadire quanto è da sempre nella natura di CL, ma che in questo momento è particolarmente evidente: l’unità del movimento non è una omologazione politica, tanto meno si identifica con uno schieramento partitico, ma è legata all’esperienza originale di CL (e in questo senso viene prima di qualunque opinione o calcolo pur legittimo): un aiuto a vivere e a testimoniare la fede come pertinente alle esigenze della vita. È con tale esperienza che ogni aderente al movimento ha la possibilità di paragonarsi, qualunque sia il suo posto nella società.

In secondo luogo, alla luce di questa preoccupazione fondamentale, l’impegno politico in senso stretto riguarda la persona e non CL in quanto tale. Per parte sua, il movimento guarda con simpatia chi, tra i suoi aderenti, decide di assumersi il rischio di un tentativo politico; e si augura che dall’educazione ricevuta, e in continuità col magistero ecclesiale, tragga continuamente i criteri ideali per impegnarsi in favore del bene comune, della libertà della Chiesa e del benessere anche materiale del Paese, assicurando con la propria presenza nelle istituzioni le condizioni di una reale democrazia, cioè una libertà espressiva e associativa delle persone e delle formazioni sociali. Si attuerebbe così l’auspicio di Benedetto XVI: «I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana. [...] Il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione» (21 maggio 2010).

A metà degli anni Settanta, in un momento altrettanto problematico per la vita civile italiana, don Giussani formulò alcuni giudizi che possono rappresentare anche oggi un contributo per vivere da cristiani nei vari ambiti della società, fino alla politica: 

1. «Il primo livello di incidenza politica di una comunità cristiana viva è la sua stessa esistenza, in quanto questa implica uno spazio e delle possibilità espressive»; essa, «per propria natura, non chiede la libertà di vita e di espressione come solitario privilegio, ma piuttosto di riconoscimento a tutti del diritto di tale libertà. Quindi, per il solo fatto di esistere, se sono autentiche, le comunità cristiane sono appunto garanti e promotrici di democrazia sostanziale». In questo senso, «la moltiplicazione e la dilatazione di comunità cristiane vitali ed autentiche non può che determinare la nascita e lo sviluppo di un movimento il cui influsso sulla società civile tende inevitabilmente ad essere di sempre maggior rilievo; l’esperienza cristiana diventa così uno dei protagonisti della vita civile, in costante dialogo e confronto con tutte le altre forze e le altre presenze di cui questa si compone».

2. «Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata». 


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COMMENTI
03/01/2013 - A Dio occorre dare davvero il 100% (Luigi PATRINI)

Ho sempre richiamato il vivo insegnamento di mons. Giussani: CL è un ambito di educazione alla fede e la politica è una responsabilità "personale". Sono lieto che ora sia autorevolmente ribadito e confermato. Spero che chi guida il Movimento ai vari livelli tenga ben presente questo insegnamento fondamentale. A pensarci, è magnifico che sia avvenuto nel centenario dell'Editto di Milano! Costantino ha riconosciuto la libertà religiosa e ora noi riconosciamo la libertà di scelta politica di ciascuno: è l'inverarsi dell'insegnamento di Gesù: "A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio". Chi è educato seriamente nella fede sa che non si può fare 50% all'uno e 50% all'Altro, perché a Dio si deve dare il 100%. A Cesare rimane un compito decisivo: aiutare la società a non frammentarsi. "Cesare" deve farsi amare, come ha ricordato Benedetto XVI parlando alle autorità civili a Milano qualche mese fa citando l'insegnamento di S. Ambrogio. Bene "Cesare" Ringrazio per la chiarezza. Così si ha davvero la conferma che il Cristianesimo vero non è solo "utile" per una vera democrazia: è assolutamente "indispensabile", come la storia testimonia e documenta. Grazie. Luigi Patrini

 
02/01/2013 - grazie (maria gonano)

Finalmente la questione è chiara, seguire quello che il Gius ci ha sempre indicato. Mi sembra chiaro non voglio scendere nei particolari. Grazie a tutti Leo Aletti