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CAOS LISTE/ Il "golpe" di Palazzo Grazioli apre la fase 2 di Berlusconi

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Il più lesto a capire ed a sfilarsi è stato Claudio Scajola, che proprio a questo vaglio ha detto chiaramente di non volere sottostare. Ma questa mossa ha messo in crisi altre aspirazioni, in primo luogo quelle di Nicola Cosentino, ras campano del partito, assolutamente restio a farsi da parte. E poi Amedeo Laboccetta, Mario Landolfi, Vincenzo Nespoli, Marco Milanese e Alfonso Papa. Tutti hanno cercato di dribblare i paletti, pochissimi ci sono riusciti, forse il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, sicuramente Roberto Formigoni e Denis Verdini. 

Berlusconi è stato lento, ma implacabile. Ha delegato a Nicolò Ghedini l’ingrato compito di spiegare e convincere, ma non ha chiuso la porta a concedere qualche compensazione, come la presenza di qualche fedelissimo al posto dei capicorrente esclusi. Il lavoro si è rivelato lungo e snervante, specie intorno alle liste campane e siciliane, il risultato si vedrà solo all’ultimo minuto, quando lunedì le liste saranno depositate. Sino ad allora sono possibile ripensamenti e colpi di scena. E in tanti cercheranno di far cambiare idea al Cavaliere, forse qualcuno persino ci riuscirà.  

Restano due punti fermi. Il primo che l’operazione di pulizia delle liste non sarà indolore, e le prime avvisaglie ci sono in Liguria, dove si annunciano defezioni dal partito, per via della rinuncia tutt’altro che spontanea di Scajola. Se però Berlusconi terrà sufficientemente duro si sottrarrà al fuoco di fila dei suoi avversari, che avranno un argomento in meno per attaccarlo. Un argomento piuttosto imbarazzante per il cavaliere che di guai giudiziari ne ha già moltissimi di suo. Delle possibili fuoriuscite il cavaliere, invece, non si preoccupa troppo. I voti al Pdl, infatti, continuerà a procurarseli al 99 per cento lui, nel bene come nel male. Tutto il resto è zavorra di cui si può anche fare a meno se si vuole osare e volare alto.

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COMMENTI
21/01/2013 - MARCHE ELEZIONI PDL (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

Sempre i soliti noti ed i soliti catapultati; persone di scarso peso o persone che sino ad ora non sono riusciti ad imporsi sullo scenario politico locale. La musica non cambia? Gli elettori girano le spelle al PDL. Ci si guarda bene dall'inserire in lista persone che hanno purtuttavia una storia di peso e, soprattuto, che sono molto presenti sulla scena della dialettica politica nell'affrontare temi localistici, legislativi, di diritto e temi economici e finanziari e culturali in genere, sia attraverso la carta stampata, sia on-line. I cittadini non vogliono più gli scontri sterili ma vogliono persone con la testa giusta per costruire concretamente il futuro di tutti. La battaglia degli imprenditori e dei lavoratori deve essere unica contro le forze della conservazione e destabilizzazione rappresentata dal parassitismo statale, regionale, degli Enti pubblici, delle università e della ricerca inutile che trovano poi validi sostegni nelle persone scelte e mandate nei parlamenti a produrre leggi capestro ed in una parte della stessa Magistratura che non ha ritegno a produrre decisioni paralitiche contro coloro che innovano e che debbono produrre veramente per vivere (monti-fini-casini-dipietro-ingroia e tutta quella paccoltiglia che vuole vedere e far vedere la realtà dal buco della serratura debbono essere sconfitte).