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CL & POLITICA/ Paolo Franchi: carissimi "nemici", siete fedeli alla vostra storia

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Il comunicato “sulla politica” di Comunione e Liberazione rappresenta, credo, il primo approdo di un  percorso difficile, iniziato il primo maggio del 2012 con la bella e coraggiosa lettera di don Julián Cárron a Repubblica. La necessità di prendere le distanze dalle disavventure giudiziarie (e non solo) della giunta Formigoni ha ovviamente pesato assai, e sarebbe sciocco, oltre che inutile, negarlo. Ma limitarsi a registrare questo dato di fatto sarebbe ingiusto e ingeneroso. Non fosse altro perché la riflessione, individuale e collettiva, è già andata molto oltre, e andrà, ne sono sicuro, ancora più avanti. Fino a investire la lunga esperienza di Cl (o per meglio dire: dei rapporti tra Cl e la politica) nel suo complesso, nel tentativo – che da laico e da non credente mi auguro abbia successo – di aprire una stagione nuova senza chiamare in revoca, ma anzi riattualizzando le motivazioni originarie di questo movimento così come sono state vissute da generazioni di suoi aderenti.

Io non leggo il comunicato di Cl come la scelta di fare un passo indietro rispetto alla politica, per sempre o, più prosaicamente, in attesa di tempi migliori. Mi pare che lì sia riaffermato con grande nettezza un punto fermo, o se preferite un aspetto costitutivo della vostra storia, offuscato in tempi recenti e meno recenti, secondo il quale, per dirla in soldoni, Cl è una cosa, le scelte e le responsabilità delle cielline e dei ciellini che decidono di impegnarsi direttamente in politica un’altra. Ma riaffermare un simile principio sarebbe poca cosa, se non lo si accompagnasse, come il comunicato fa, con un’apertura esplicita al pluralismo delle scelte politiche possibili (“l’unità del Movimento non si identifica con uno schieramento politico”), fermo restando, naturalmente, l’impegno a battersi in difesa dei principi e dei valori che, dal vostro punto di vista, non sono negoziabili. Se capisco bene, questo significa che quella di provarsi a far vivere il nucleo forte della vostra esperienza in campi politici diversi, facendosi carico in autonomia delle opportunità e dei rischi che questo comporta, non è solo una possibilità finalmente ammessa e tollerata, ma un’occasione e una prova.

La novità mi sembra evidente e interessante. Leggo che, con questa scelta, Cl ha posto fine alla sua “stagione democristiana”, trasmutata, negli ultimi vent’anni o quasi, in “era berlusconiana”, sulla scorta di una incauta identificazione del Cavaliere con un De Gasperi redivivo. Mah. Come ha ricordato Giorgio Israel la famosa “unità politica dei cattolici” già negli anni Settanta (come clamorosamente testimoniarono prima il referendum sul divorzio, poi le vittorie elettorali del Pci del compromesso storico nei due anni successivi) era un ricordo del passato: anche per questo la neonata Cl ha fatto, a modo suo, tanta politica. 



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COMMENTI
21/01/2013 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Interessante questa sfida a reiventare la politica, interessante perchè poggia su quello da cui si può ripartire veramente, e quello che fa ricominciare non è un progetto migliore nè una intenzione a non commettere più errori. Viene in mente Hannah Arendt, “Il corso della vita umana diretto verso la morte condurrebbe inevitabilmente ogni essere umano alla rovina e alla distruzione se non fosse per la facoltà di interromperlo e di iniziare qualcosa di nuovo, una facoltà che.. ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare”. E' questa la sfida di oggi, la sfida a ritrovare dentro l'esperienza lo spiraglio che apre ad una costruzione che è nuova in quanto ha delle fondamenta sicure, ovvero poggia sull'umano. Quello di cui parla Franchi è proprio questo, la sua certezza che vi è un fattore di positività che rende sicuri di un cammino il cui scopo è più grande di ogni progetto e lo documentano gli uomini che sono commossi perchè toccati nell'umano, tanto da essere trascinati in una avventura che altrimenti non intraprenderebbero. Ciò che affascina è che tra errori ed incertezze si fa spazio qualcosa di più grande, capace di continuare il percorso travolgendo le barriere che noi stessi alziamo con la nostra mediocrità, ma nessuna di queste barriere è più forte del cuore che con costanza e continuità scava il solco dell'umano rendendo affascinante la vita fino alla politica dove ciò che c'è in gioco è che vinca l'UMANO!