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CAOS LISTE PDL/ Lo spauracchio Cosentino "nasconde" gli Scilipoti d'Italia

Pubblicazione:martedì 22 gennaio 2013

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

L’immagine che meglio racconta la giornata è stata ufficialmente smentita, ma rimane tanto plausibile da apparire simbolica del momento: Nicola Cosentino che furibondo per l’esclusione se ne va portando con sé i documenti necessari alla presentazione delle liste in Campania. 

In questa immagine l’ex sottosegretario appare come quei ragazzini che sono proprietari del pallone e se lo portano via perché reclamano un rigore che gli amici non vogliono concedergli. In realtà c’è una concezione proprietaria del partito tanto scoperta da apparire inquietante, che però non è bastata, dal momento che dopo tre giorni di braccio di ferro Silvio Berlusconi ha deciso lo strappo, ed ora bisognerà valutarne le conseguenze.

All’ultimo minuto utile le liste Pdl sono state presentate anche in Campania, e Cosentino è fuori. “Dovevo dare un segnale, non potevo fare altro”, avrebbe spiegato ai suoi Berlusconi, reduce da questa estenuante trattativa. Traduzione: senza il sacrificio del ras campano del partito, il no a Marcello Dell’Utri, Claudio Scajola, Marco Milanese, Mario Landolfi  e Alfonso Papa sarebbe stato vano, anzi, del tutto inutile. Troppo alto – secondo i sondaggi – il prezzo da pagare fuori dalla Campania per la presenza fra i candidati di Nick o’americano. Tra due giorni però a Santa Maria Capua Vetere comincia il processo contro di lui, e allora è meglio sacrificare il risultato campano per averne un ritorno nel resto d’Italia, soprattutto nella cruciale Lombardia.

Se si pensa ai reati di cui Cosentino deve rispondere risulta chiaro il perché dell’esclusione: concorso in reimpiego di capitali, falso, corruzione e abuso d’ufficio, con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi. Ecco allora che le minacce dei fedelissimi di far cadere le giunte a raffica, a cominciare da quella regionale guidata da Stefano Caldoro, risultano meno terribili. 

Dicono i pochi che sono riusciti a parlarci a Palazzo Grazioli che il ragionamento del Cavaliere sia stato pressappoco che passi falsi sulle liste non erano consentiti, dal momento che la gente chiede un cambiamento e lui ci stava mettendo la faccia. Così – avrebbe detto Berlusconi – non potevamo andare avanti, perché in campagna elettorale sarebbe stato un massacro per il Pdl.

Al contrario, così nessuno potrà negare che nel Pdl ci sia stata una svolta vera: dei nomi più chiacchierati sono rimasti solamente Denis Verdini, Luigi Cesaro  e Amedeo Laboccetta. Gli altri fuori. E proprio fra Verdini e Alfano si è consumato lo scontro più cruento nel vertice  del partito. Segretario contro coordinatore, con il primo fautore della linea dura, l’altro invece strenuo difensore della necessità di candidare chiunque potesse garantire una significativa messe di consensi. 


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