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CL & POLITICA/ La lettera: un testimone delle elezioni del 1975

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Un ulteriore argomento fu che era stata la stessa segreteria della Cei a invitare Comunione e Liberazione a intraprendere questo passo, proprio per la situazione difficile che si era venuta a creare e a cui ho già accennato. Per quanto mi riguardava, non si trattava di salvare la DC, ma il diritto all’esistenza della comunità cristiana, cioè di me stesso.

Una volta eletto, mi resi conto di quanto importante fosse l’attività concreta di un politico, sia pure a livello locale, di quanto questa attività finisca per assorbire totalmente e di quanto elevato sia il rischio di astrazione dalla realtà da cui si proviene. Facile la pretesa verso gli altri, quelli che ti hanno mandato lì col loro voto, che ora non sono lì al tuo fianco, inevitabile il sorgere di un sentimento di solitudine.

A questo punto, o si accetta la responsabilità personale di una decisione che si è presa liberamente, rifacendo proprio il senso più profondo di questa decisione e quindi l’appartenenza a quella comunità cristiana di cui sei parte, o prende il sopravvento l’abbandono. Abbandono che spesso significa continuare a fare politica, ma fine a se stessa, nella quale i collegamenti con la realtà da cui si proviene e con la società più in generale, non sono più ontologici, ma strumentali, anche se le intenzioni rimangono buone. 

Riguardando dopo tanti anni a quella esperienza, per molti versi entusiasmante, mi sembra di capire meglio quella inusuale affermazione di Paolo VI: “La politica è la più alta forma di carità.” Se l’avessi capita meglio allora, avrei continuamente ripetuto a me e agli altri l’inno alla carità di San Paolo, e forse avrei risposto meglio alla chiamata cui avevo detto di sì. 


Dario Chiesa



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COMMENTI
24/01/2013 - Grazie per la testimonianza (Diego Perna)

Da uno che si chiama Chiesa non avremmo potuto aspettarci di meno, Chissà quanti tra coloro che scendono o salgono o rimangono nei secoli in politica, capirebbero sino in fondo, ma anche solo superficialmente, la frase di G.Paolo II, che comunque si può estendere per ogni lavoro, anche il più umile. Buona serata e buona fortuna

 
23/01/2013 - LA POLITICA RIDOTTA A FENOMENO PERSONALISTICO (mario bacigalupo braga)

Questo dibattito Cl/politica mi sembra sempre più da una parte tentare un'analisi storica della politica cattolica in Italia e dall'altra teorizzare non solo come un dato di fatto ma come normale l'incertezza del momento attuale. Difficile sbilanciarsi perché come gli improvvidi giudizi socio-politici del recente passato erano contro l'esperienza elementare di ciascuno (che ogni uomo ha e che da sola sa benissimo giudicare la corrispondenza o meno con le sue esigenze strutturali di verità e giustizia) così il non rendersi conto di un bisogno reale delle persone facendosi scudo di analisi dotte, ma che non colmano affatto né danno speranza a questo bisogno, rischia di rimanere un noioso esercizio di intelligenze. Il punto è un altro infatti: un vuoto. Un vuoto che guardandosi alle spalle non vede le tracce recenti di un' esperienza buona che si può ripercorrere (senza esperienza di bene da dove si può partire?), dall'altro non vede emergere una novità cui aderire. Ecco la sfida allora, favorire l'emergere di una esperienza verificabile di speranza anche in politica, come nella vita (o la politica, come sbagliando si dice della religione, non fa parte della vita? è un fatto personale, intimistico?). Come è difficile sostenere concretamente la speranza delle persone. Mi fermo qui non voglio dare facili ricette, ma vi invito a non eludere l'attesa e il desiderio che il tema pone, vi invito al coraggio della sfida che la realtà pone: le elezioni.

 
22/01/2013 - Cattolici italiani in politica: 50 anni deludenti (Giuseppe Crippa)

Ho letto con grande interesse quanto racconta il dott. Chiesa, ripensando a tanti lontani ricordi. La mia prima iscrizione ad un partito risale proprio agli anni ’70 ed anche per me il partito non poteva essere che la Democrazia Cristiana. Una DC allora già gravemente affetta, purtroppo, dal cancro di un “correntismo” che alimentava divisioni insanabili quanto immotivate e rivalità personali davvero squallide. Anche l’entrata nel partito dei giovani del Movimento Popolare non fu certo accolta (al di là delle belle espressioni di circostanza) con vero favore e d’altra parte il comportamento dei ciellini non fu differente da quello dei democristiani delle altre correnti. Credo che tutti i cattolici italiani che sono stati in politica negli ultimi 50 anni debbano rimproverarsi innanzi tutto la diffidenza reciproca: per questo mi auguro che almeno esperienze come quella dell’Intergruppo per la Sussidiarietà vengano replicate nelle Camere che andremo ad eleggere tra breve.