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VISTI DA SINISTRA/ Perché Bersani ha lo stesso programma di Berlusconi?

Silvio Berlusconi in tv (Infophoto) Silvio Berlusconi in tv (Infophoto)

Quello che appare più preoccupante è non tanto l’agenda Monti, che ripropone una sorta di delega della sovranità popolare alle istituzioni europei e ai mercati finanziari, quanto il fatto che il Pd purtroppo non si discosti molto da una linea simile. Cos’è mancato fino ad ora? Quella che una volta si chiamava una proposta di grande politica, capace di mobilitare gli animi verso obiettivi e mete in contrasto con lo squallore del quotidiano e allo stesso tempo di legare a questa visione progetti concreti fin nei dettagli. 

Non è un fatto di pura nostalgia del passato: ricordo bene le riunioni con cui Enrico Berlinguer preparava le campagne elettorali. C’erano l’idea di una nuova tappa verso il socialismo, e allo stesso tempo programmi operativi che potessero essere tradotti subito dopo le elezioni in vere e proprie propostre di legge. Berlinguer su questo punto insisteva caparbiamente: arrivare in Parlamento con proposte legislative già definite in modo che gli interessi coinvolti sentano materialmente la loro presenza e siano rappresentati in testi normativi. 

Un progetto è infatti la capacità di tenere insieme due cose diverse che se perseguite singolarmente non riescono a parlare a nessuna delle due parti. Ad esempio, ridare un senso alla produzione di acciaio nel nostro Paese che attualmente è invece rappresentata dalla tragedia dell’Ilva. Un’ipotesi di risanamento e rilancio della filiera dell’acciaio che riguarda non solo la Puglia ma tanti stabilimenti italiani richiede misure forti come l’eventuale nazionalizzazione dell’Ilva e l’istituzione di una sede di governo democratico per il coordinamento dell’intero comparto siderurgico. Un progetto di intervento sul sistema bancario che impedisca la confusione tra investimenti produttivi e speculazioni finanziarie e finisca di dare soldi alle banche indebitate, come il Monte dei Paschi, negandoli alle tante medie e piccole imprese che rischiano di fallire giorno dopo giorno. L’istituzione di una grande banca pubblica che svolga un ruolo di promozione dell’attività imprenditoriale come accade in Germania e in altri Paesi. Una riqualificazione del settore sanitario nazionale che attualmente è troppo disomogeneo e disperso in località non facilmente raggiungibili. Una vera e propria riforma educativa e culturale che cancelli i danni enormi che sono stati fatti dalla Gelmini e che stanno soltanto producendo caos nelle università e concorsi affollati dove si consumano le speranze dei possibili insegnanti disoccupati. Un progetto per ricostituire un clima di legalità condiviso a partire da quella riforma della giustizia che ridisegni i confini fra i vari poteri, la cui confusione permanente è accresciuta dalle candidature clamorose di magistrati che sembrano oramai confondere giustizia e politica. E via dicendo.


COMMENTI
24/01/2013 - svarione nel titolo (Giuliano Fasani)

Ho l'impressione che il titolo sia proprio sbagliato. Il contenuto dell'articolo porterebbe a titolare "Perchè Bersani ha lo stesso programma di Monti?". Condivido la preoccupazione dell'autore sui giornalisti che non aiutano a discutere i problemi ma a cercare il sensazionalismo.

 
24/01/2013 - Refuso o profezia? (Daniele Scrignaro)

Credo ci sia stata una svista nel titolo, cioè, l'articolo dice che "Eugenio Scalfari, in uno dei suoi commenti domenicali, ha messo in evidenza come i vari punti dell’agenda Monti non siano dissimili dalle proposte del Pd e da più parti si chiede a Bersani di rendere esplicite le discriminanti su cui costruisce la propria differenza." Quindi "stesso programma" Bersani-Monti, non Bersani-Berlusconi. Ma a ben pensarci potrebbe essere profetico, infatti, nel 1994-2011 chi ha mai visto un programma (patto, contratto) realizzato? Quindi i programmi non contano nulla, forse bisogna guardare chi ha fatto per il bene comune e come l'ha fatto. O, almeno, chi ha accettato di sporcarsi le mani con una situazione al collasso e adesso propone di mettere assieme dopo il voto i riformatori di entrambe le parti, abbandonando gli interessi della sola propria parte per risollevarci assieme. "Che sia sempre affermato il valore di ogni singola persona e che tutte le energie positive che si annidano nella società, sostenute da ideali diversi, vengano liberate" (Vittadini, qui, ieri).