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Politica

VISTI DA SINISTRA/ Perché Bersani ha lo stesso programma di Berlusconi?

Il ritorno di Berlusconi ha catturato l’attenzione dei delusi da Monti e messo il Pd all’angolo. In più, i programmi politici sono quasi del tutto scomparsi. L’analisi di PIETRO BARCELLONA

Silvio Berlusconi in tv (Infophoto)Silvio Berlusconi in tv (Infophoto)

Caro direttore,
se qualche mese fa qualcuno mi avesse chiesto una previsione sul ritorno di Berlusconi sulla scena politica, avrei francamente risposto che lo ritenevo impossibile e che consideravo definitivamente tramontato il suo carisma personale. Troppo spappolato mi appariva il Pdl e il gran numero di candidati che pensavano di partecipare alle primarie promesse dal segretario Alfano davano il senso di una implosione senza rimedio, da cui emergevano soltanto personaggi vanitosi e mediocri assolutamente improbabili. 

Debbo riconoscere che mi sono sbagliato clamorosamente. Oggi Berlusconi non solo è in campo, ma dilaga su tutti i mezzi mediatici attaccando alla disperata tutti gli avversari che nella migliore delle ipotesi vengono definiti leaderini. Le forze che si stanno raccogliendo accanto a lui hanno improvvisamente raggiunto percentuali che lo rendono assai più temibile di quanto non sembrasse all’inizio della campagna elettorale.  Qualcuno spiega il fenomeno come un effetto delle capacità istrioniche di Berlusconi e della sua bravura nell’intercettare gli umori viscerali degli italiani.

A mio parere le ragioni di questo improvviso exploit sono essenzialmente due: l’aver raccolto tempestivamente il disagio sociale diffuso che il governo Monti ha provocato, con un bisogno che si va sempre più allargando di non trovarselo di nuovo al governo. Credo che il vero sponsor di Berlusconi sia stato involontariamente lo stesso Monti, ricandidandosi a guidare il Paese e facendo di se stesso il simbolo del vero salvatore dell’Italia. 

La diretta “salita” alla politica di Monti ha provocato una reazione nel senso comune, che non aveva sopportato le sue misure ma che adesso si sente provocata dalla supponenza del candidato Monti che, mentre tratta i drammatici problemi dell’Ilva come presidente del Consiglio, partecipa poi in prima persona alla campagna elettorale dando voti e pagelle anche a quelli che non l’hanno mai attaccato, come il Pd. 

E qui veniamo al secono motivo di questo - almeno allo stato - indiscutibile successo: la debolezza e la quasi insignificanza dell’iniziativa politica del Pd che, pur autocandidandosi come il vero avversario di Berlusconi, continua a riproporre l’accordo con i cosiddetti moderati montiani anche in caso della propria vittoria elettorale.

Eugenio Scalfari, in uno dei suoi commenti domenicali, ha messo in evidenza come i vari punti dell’agenda Monti non siano dissimili dalle proposte del Pd e da più parti si chiede a Bersani di rendere esplicite le discriminanti su cui costruisce la propria differenza. Berlusconi sta vincendo proprio su questo e cioè nel fare intendere agli italiani che la vera alternativa a un governo Monti-Bersani è solo la destra che vuole togliere le tasse, contrastare la politica europea e liberare le forze capitalistiche imbrigliate da ogni forma di interventismo statale. È su questo punto diventato centrale nel corso del passare dei giorni che si vince o si perde. Il problema non è più l’ingovernabilità del Senato, ma un possibile successo elettorale della destra che destabilizzi l’intero quadro politico.


COMMENTI
24/01/2013 - svarione nel titolo (Giuliano Fasani)

Ho l'impressione che il titolo sia proprio sbagliato. Il contenuto dell'articolo porterebbe a titolare "Perchè Bersani ha lo stesso programma di Monti?". Condivido la preoccupazione dell'autore sui giornalisti che non aiutano a discutere i problemi ma a cercare il sensazionalismo.

 
24/01/2013 - Refuso o profezia? (Daniele Scrignaro)

Credo ci sia stata una svista nel titolo, cioè, l'articolo dice che "Eugenio Scalfari, in uno dei suoi commenti domenicali, ha messo in evidenza come i vari punti dell’agenda Monti non siano dissimili dalle proposte del Pd e da più parti si chiede a Bersani di rendere esplicite le discriminanti su cui costruisce la propria differenza." Quindi "stesso programma" Bersani-Monti, non Bersani-Berlusconi. Ma a ben pensarci potrebbe essere profetico, infatti, nel 1994-2011 chi ha mai visto un programma (patto, contratto) realizzato? Quindi i programmi non contano nulla, forse bisogna guardare chi ha fatto per il bene comune e come l'ha fatto. O, almeno, chi ha accettato di sporcarsi le mani con una situazione al collasso e adesso propone di mettere assieme dopo il voto i riformatori di entrambe le parti, abbandonando gli interessi della sola propria parte per risollevarci assieme. "Che sia sempre affermato il valore di ogni singola persona e che tutte le energie positive che si annidano nella società, sostenute da ideali diversi, vengano liberate" (Vittadini, qui, ieri).