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IL CASO/ Zecchi: caro Ezio Mauro, perché in politica non si può essere cattolici?

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Indubbiamente, quello di fare i conti con la propria coscienza laddove lo schieramento di cui fanno parte assumesse un orientamento marcatamente laiscista.

Ezio Mauro denuncia la volontà di costituire una falange pronta ad obbedire ad un’entità aliena al bene repubblicano.

Mi pare che si tratti di spettri inesistenti. Dal riconoscere che le questioni etiche interessano trasversalmente le coscienze, a ipotizzare una sorta di struttura organizzata tale da condizionarle o manovrarle, ce ne passa.  

Si può ammettere che, all’interno di qualsiasi componente parlamentare, si contemplino valori superiori alla dialettica politica o alla stessa democrazia?

Ovvio. La dialettica politica si base su un principio fondamentale: è la cultura che fonda questa dialettica. Quando Napolitano, nel discorso di fine anno, citando Croce, afferma che «senza politica nessun proposito, per nobile che sia, giunge alla sua pratica attuazione», dimentica la parte precedente, in cui il filoso sostiene che è la cultura a fondare la politica. La politica non fa altro che mettere sul piano della dialettica posizioni diverse, e stabilisce come definire le leggi in base alla declinazione democratica dei principi etici di chi fa parte del Parlamento. D’altro canto, chiunque abbia un minimo di preparazione, sa che diversamente la politica non è altro che un vuoto gioco di potere.

Il direttore di Repubblica ha anche aggiunto che i cattolici farebbero meglio a obbedire alla propria coscienza che ai vescovi.

E non mi pare che Bagnasco abbia mai detto o pensato il contrario. L’appello di un cardinale, di un vescovo, o di un prete di parrocchia, è sempre un appello alla coscienza; perché è pur sempre la coscienza che porta a comprendere quali devono essere i limiti dell’agire.

Se è la cultura che fonda la politica, qual è il rapporto tra l’appartenenza a un credo e la militanza in un partito?

Ciò che spinge a compiere determinate scelte politiche è la propria visione del mondo, i propri valori o la propria fede; in caso contrario, si tratterebbe di scelte dettate dal mero opportunismo.

 

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
26/01/2013 - Ezio Mauro ignora... (Giuseppe Crippa)

Ezio Mauro non sa, probabilmente, che la massima pena che la Chiesa potrebbe comminare verso chi operasse (nel caso di un politico col suo voto) contro alcuni “valori non negoziabili” è la scomunica e che in alcuni casi questa pena “scatta” senza bisogno di pronunciamenti ufficiali del magistero (scomunica “latae sententiae”). Sicuramente queste finezze a Mauro non interessano, ma alla coscienza di qualche futuro parlamentare cattolico magari sì.