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IL CASO/ Zecchi: caro Ezio Mauro, perché in politica non si può essere cattolici?

STEFANO ZECCHI commenta le parole del direttore di Repubblica secondo il quale sarebbe inopportuno il costituirsi in Parlamento di una convergenza di politici cattolici sui principi etici

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E’ stato sufficiente un articolo di Avvenire in cui venivano elencati minuziosamente (e niente di più) i candidati cattolici dei principali schieramenti per far scatenare Ezio Mauro. «Questa segnalazione nominativa, e l’indicazione secondo cui l’appartenenza alla fede deve valere più di quella al partito - dice il direttore di Repubblica - ci portano a fare una serie di considerazioni». Ovvero: i cattolici  devono rispondere alla loro coscienza, e non ai vescovi; è illecita la costituzione di una «falange» cattolica che risponda «a dei dogmi chiamati valori irrinunciabili»; in alternativa, secondo Mauro, verrebbe meno non solo e non tanto la libertà dai vincoli di mandato, quanto la «libertà in quanto tale». Una reazione eccessiva alla compilazione di una semplice lista. Probabilmente, aveva ancora in mente l’intervista del presidente della Cei, il cardinal Bagnasco, a Famiglia Cristiana, dove affermava, sostanzialmente, due cose: ai cattolici il disimpegno politico (quindi l’astensionismo) non è consentito; «la presenza di esponenti cattolici in schieramenti differenti dovrà accompagnarsi a una concreta convergenza sulle questioni eticamente sensibili». Il commento di Stefano Zecchi, professore di  Filosofia estetica nell’Università degli Studi di Milano.  

Secondo lei l'intervento di Bagnasco rappresenta un’indebita ingerenza?

Non direi. Non mi pare, del resto, che Bagnasco abbia detto nulla di nuovo rispetto a quello che, almeno dai tempi di Leone XIII, rientra nella tradizione della Chiesa italiana. Al limite, si potrebbe maliziosamente leggere un suggerimento sul partito che, attualmente, meglio corrisponde a tali indicazioni. Sta di fatto che, ad oggi non esiste più una formazione politica di riferimento per i cristiani; la stessa Dc non era l’unica, ai tempi, a raccogliere i voti dei cattolici. Le affermazioni di Bagnasco, quindi, si inseriscono in una delle classiche problematiche della cultura politica italiana, ovvero la collocazione dei cattolici in politica.

Le sue parole sono conciliabili con uno Stato laico?

Bagnasco ha semplicemente fatto presente che il cristiano è tenuto ad agire, nella sua libertà, secondo la linea del Magistero della Chiesa. Nessuno, ovviamente, può imporre di votare, ad esempio, contro una legge in favore dell’aborto. Ma dovrà sapere che la Chiesa ha espresso una visione etica di ben altro segno.

Che impegno delineano le parole del vescovo di Genova per i cattolici?


COMMENTI
26/01/2013 - Ezio Mauro ignora... (Giuseppe Crippa)

Ezio Mauro non sa, probabilmente, che la massima pena che la Chiesa potrebbe comminare verso chi operasse (nel caso di un politico col suo voto) contro alcuni “valori non negoziabili” è la scomunica e che in alcuni casi questa pena “scatta” senza bisogno di pronunciamenti ufficiali del magistero (scomunica “latae sententiae”). Sicuramente queste finezze a Mauro non interessano, ma alla coscienza di qualche futuro parlamentare cattolico magari sì.