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CATTOLICI E POLITICA/ Violante: le "falangi" della Chiesa? Le vede solo Repubblica

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Luciano Violante (InfoPhoto)  Luciano Violante (InfoPhoto)

Quando si trattò di esaminare la legge sulla procreazione medicalmente assistita, rispetto alla quale la Chiesa è contraria, alcuni deputati cattolici del mio gruppo mi chiesero di poter votare sulla fecondazione eterologa in dissenso dai Ds che avevano dato, invece, indicazioni in favore. Risposi che, ovviamente, avrebbero potuto  farlo. Se la loro coscienza glielo imponeva, era naturale che fosse loro diritto non votare.

Lei, quindi, ammette che si possa contemplare l’esistenza di valori non negoziabili?

Con tutto il rispetto per chi usa questa definizione, sul fronte della politica sarei più cauto del definire taluni valori “non negoziabili”. La vita parlamentare si fonda, infatti, sul confronto, sull’ascolto delle ragioni dell’altro, sulla negoziazione, sul prevalere dell’etica della persuasione rispetto all’etica dell’imposizione. Affermare che alcuni valori non si possano negoziare, a mio avviso, significa abbassare una saracinesca nei confronti dell’altro. Io ho sempre letto il messaggio di Cristo come aperto e inclusivo e proprio perciò capace di spostare le forze e le coscienze.

Come li chiamerebbe, allora?

“Principi fondamentali”. Definirli in questa maniera consente a chi vi crede di spiegare ad un altro perché li ritiene tali.

Non crede che alcuni principi – l’inviolabilità della vita, per esempio - non possano essere oggetto di negoziazione?

La possibilità di far comprendere all’altro perché, ad esempio, in Italia è bandita la pena di morte, implica la disponibilità a discuterne e a convincere. La disponibilità a discutere non rappresenta un fattore di debolezza rispetto ai valori in cui si crede. Al  contrario. Solo chi ha fiducia in essi è disposto a metterli in discussione. E a definire i confini oltre i quali il valore risulterebbe inficiato.

Come valuta, in tal senso, le preoccupazione espresse l'altro ieri da Ezio Mauro?



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