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ELEZIONI 2013/ Come possiamo affrontare la crisi e far crescere la nostra Italia?

Perché, in questa campagna elettorale, i politici spopolano su giornali e tv ma incontrano la gente, le associazioni e le imprese? ANTONIO INTIGLIETTA spiega da dover ripartire

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Tra meno di un mese saremo chiamati ad assolvere il diritto-dovere di voto, partecipando alla scelta di chi governerà il Paese e la nostra Regione Lombardia. In mezzo a mille proclami, pratiche demagogiche e promesse, ritengo decisivi, da una parte, il contributo che ci è pervenuto lo scorso 2 gennaio dalla nota di Comunione e Liberazione “sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali” e, dall’altra, i contenuti espressi dal volantino della Compagnia delle Opere del 21 gennaio, dal titolo “Un bene per l’Italia e per l’Europa”. 

Quel che più colpisce di questa campagna elettorale è che il popolo italiano sembra chiamato ad assumere una decisione in modo sostanzialmente passivo. I politici si presentano agli elettori attraverso le televisioni, le radio e i giornali, limitando gli incontri diretti con persone, aggregazioni sociali, realtà imprenditoriali, certamente più faticosi, ma anche più affascinanti.
Succede così che la maggior parte delle persone si ritrova a discutere delle varie opzioni da scegliere sulla base delle reazioni che scaturiscono dalle trasmissioni o dalla lettura dei quotidiani, compresi quelli online. Sembra che in questa breve campagna elettorale tutto si compia in un rapporto di azione-reazione rispetto a battute e comportamenti di cui siamo spettatori.
E’ giusto che stampa e televisioni svolgano il ruolo di megafoni delle proposte, ma rimango perplesso di fronte ad una classe politica che riduce la comunicazione col popolo ad un’operazione di “marketing politico”, in cui la volontà di “vendere” a tutti i costi un prodotto (il voto per il proprio partito) prevale sul confronto vero riguardo alle idee utili e necessarie per cambiare il Paese.
Eppure la campagna elettorale è l’occasione per porsi una domanda: come possiamo affrontare la crisi e far crescere la nostra Italia? La risposta non è certo delegabile ad un partito o leader politico, ma riguarda ognuno di noi, impegnato nell’esercizio quotidiano della propria responsabilità e della propria libertà. 
E’ una provocazione che implica una verifica giornaliera del proprio ideale davanti alle sfide che la vita ci impone. In questa dinamica ogni persona, inserita in una comunità, diventa costruttrice di storia. E una vera democrazia non può dirsi compiuta se non nasce dal basso. Ed è ancora meno compiuta se si delega al potere il compimento delle proprie domande e dei propri desideri.