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J'ACCUSE/ Zanon: separiamo Pm e politica, basta "casi" Ingroia

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Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Antonio Ingroia (InfoPhoto)

Alla presenza del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato, il Primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, ha illustrato la situazione della giustizia in Italia. Situazione definita “drammatica” per diversi motivi, dall’intollerabile situazione carceraria alla cronica lentezza dei processi penali e civili, ma in cui riforme come quella della geografia giudiziaria (il taglio dei cosiddetti “tribunalini”) e del ddl anticorruzione rappresentano un risultato che lo stesso Lupo definisce “storico”, reso possibile dalla “fermezza e tenacia” del ministro Paola Severino. Inoltre, dopo aver evidenziato l’enorme propensione alla corruzione che l’Italia continua a dimostrare, il Primo presidente della Cassazione ha ricordato la necessità, “nella perdurante carenza della legge”, dell’introduzione nel codice etico di “quella disciplina più rigorosa sulla partecipazione dei magistrati alla vita politica e parlamentare che in decenni il legislatore non è riuscito ad approvare”. Ilsussidiario.net ha chiesto un commento a Nicolò Zanon, costituzionalista membro del Csm.

Crede che nelle parole di Lupo vi sia l’intenzione di giungere a una concreta riforma della giustizia?

Credo proprio di no. Il Primo presidente ha espresso la necessità di attuare alcune importanti modifiche, ma relative esclusivamente al profilo dell’efficienza e della velocità del sistema giudiziario italiano. Nelle sue dichiarazioni non è quindi riscontrabile la volontà di modificare l’impianto istituzionale complessivo. Anzi, Lupo ha ribadito nuovamente che il disegno originario dei costituenti è assolutamente da preservare, quindi non c’è alcuna prospettiva di grande riforma.

Riguardo la discesa in politica dei magistrati, crede sia da limitare la partecipazione alla vita parlamentare o il successivo ritorno in Procura?

Credo sia opportuno intervenire su entrambi i profili. Il diritto di elettorato passivo spetta ovviamente a tutti i cittadini e quindi anche al magistrato, ma questo inviolabile diritto deve essere bilanciato allo stesso modo con alcune fondamentali esigenze di rango costituzionale che sono da un lato l’imparzialità e l’indipendenza della magistratura, dall’altro la semplice apparenza di queste caratteristiche. Non dimentichiamo infatti che una delle risorse più importanti che possiede l’ordine giudiziario è proprio la sua credibilità, quindi se un magistrato, senza soluzione di continuità, passa dallo svolgere funzioni giudiziarie a quelle politiche, è inevitabilmente che si venga a creare un ostacolo alla credibilità della sua attività e, a cascata, di tutto l’ordine giudiziario.

Cosa fare quindi?

Credo sia opportuno disciplinare per legge, in modo più adeguato di quanto non sia ora, la stessa possibilità di ingresso immediato in politica, anche con riferimento non solo ai tempi (visto che a mio giudizio bisognerebbe immaginare un intervallo di tempo adeguatamente lungo tra le due funzioni), ma anche riguardo i luoghi.

Cosa intende?

Basti pensare al caso di Antonio Ingroia, il quale si è candidato anche nella stessa circoscrizione in cui ha svolto le sue funzioni di pubblico ministero fino a meno di sei mesi prima dalla sua collocazione in aspettativa. Questo ovviamente non si può fare e di conseguenza lui diventa ineleggibile però, candidandosi dappertutto, intanto si presenta anche in quei luoghi e prende i voti delle persone che lo conoscono da vicino. Questo aggiramento delle norme deve assolutamente essere reso impossibile.

Come giudica invece l’apprezzamento di Lupo nei confronti della riforma della geografia giudiziaria e del ddl anticorruzione?  


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