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DIETRO LE QUINTE/ C'è un patto a tre per mettere Berlusconi all'angolo

Pubblicazione:domenica 27 gennaio 2013

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

A questo punto, a quattro domeniche dal voto, il piano potrebbe riuscire, contenendo la rimonta berlusconiana (26-28% contro il 34-36% del centrosinistra). Il Cavaliere deve inventarsi in fretta qualcosa per invertire questa tendenza e recuperare il centro dell’attenzione. Soprattutto, deve incunearsi nell’asse Monti-Bersani e farlo saltare. A sua volta, deve tornare ad avere come unico avversario il leader della coalizione “Italia bene comune”, non colui che l’ha sostituito a Palazzo Chigi. Ma Bersani non ci sta, preferisce Monti, e questo si potrebbe vedere ancora più chiaramente quando si tratterà di organizzare i confronti televisivi delle prossime settimane.

Berlusconi avrà buon gioco se gli sarà concesso il confronto a tre, dove cercherà di schiacciare i suoi due contendenti, facendo di tutto per farli apparire due facce della stessa medaglia. Questi però potrebbero tagliarlo fuori e accettare solamente il confronto fra di loro. Sarebbe molto più conveniente per entrambi.

Una cosa però è certa sin da ora. Ancora una volta sarà la televisione L’Arena decisiva in cui si deciderà l’esito finale del confronto elettorale del 24 e 25 febbraio. 



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COMMENTI
27/01/2013 - Complotto 2 (Daniele Scrignaro)

“Non bastava la persecuzione giudiziaria, povero Silvio, ce l’hanno proprio tutti con lui”, verrebbe da dire. “Adesso i cattivacci comunisti che se la fanno con il salva-banche, non se ne può proprio più”. Ebbene, sì, in politica si fanno e si disfano alleanze e i mezzi di comunicazione contano, cioè, tattica e immagine. Con queste regole in Germania la CDU (Unione cristiano democratica, dal 1945, tipo UDC e parte del PDL) ha governato l’intera legislatura 2005-2009 con il SPD (Partito social-democratico, dal 1875, tipo PD) e assieme sono usciti da una profonda crisi economica; ora, sta governando dal 2009 con il FDP (Partito liberale democratico, dal 1948, tipo l’altra parte del PDL). Si chiama democrazia. Un unico partito con la maggioranza per cambiare da solo Costituzione etc. – come chiede Berlusconi –, si chiama dittatura. In Italia i programmi elettorali (patti, contratti), a giudicare dalle percentuali risibili con cui sono portati a termine, sempre per colpa di qualcun altro, sono solo specchietti per allodole e gli elettori non tengono conto del raggiungimento o meno dei risultati alle votazioni successive: si chiama ideologia o voto di pancia. Forse si capisce perché “forme di governo che valorizzino ciò che nasce dal basso, favorendo un nuovo sviluppo, imperniato sulla libertà delle persone e delle formazioni sociali, in un’ottica sussidiaria e solidale” (Vittadini, qui, 23 c. m.) non hanno spazio.