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SCENARIO/ Il fantasma del "nemico interno" agita Berlusconi e Bersani

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Passando al centro-destra, il panorama è di un ottimismo che non manca di elementi di fragilità. Berlusconi ha ripreso in pieno il controllo del partito ed ha ricostituito la coalizione che vinse nel 2008. Dopo essere stato un anno dietro le quinte, ha riconquistato la scena e sembra persino imporre l’agenda” elettorale, costringendo sia Bersani sia Monti a prendere le distanze da Imu (sulla prima casa), patrimoniale e redditometro.

Certo il Berlusconi 2013 non è quello del 2008: perso il cosiddetto “carisma”, ha proceduto ad una epurazione interna e ha riacciuffato la Lega in extremis promettendo la Lombardia e minacciando Veneto e Piemonte.

Abbiamo così in campo tre leader padroni del proprio campo che sembra - a tutti e tre - allargarsi con lo smottamento degli indecisi e degli astenuti, ma con molteplici crepe in seno.

Se non c’è vittoria chiara di un soggetto in entrambe le Camere, le contraddizioni interne sono destinate se non a esplodere, certamente ad emergere. Bersani non può tenere insieme Vendola e Monti, Monti dovrà a sua volta fare i conti con l’Udc che mantiene autonomia e ambizioni, e Berlusconi ha una Lega e un partito da controllare senza deterrente.

La rimonta di Berlusconi si basa sulleliminazione di ogni alternativa moderata e quindi sulla scommessa che “alla fine”, nonostante errori e difetti, i moderati voteranno per lui. E’ un calcolo che ha i suoi fondamenti e può riuscire. Ma è ben difficile che si concretizzi in una maggioranza assoluta. E per Berlusconi due sono gli ostacoli che, allora, avrà di fronte. Il primo è il risultato in Lombardia. Esso è determinante per mantenere in vita il centro-destra. La sconfitta lombarda significherebbe infatti l’immediata dissociazione della Lega e la scomparsa della coalizione con contraccolpi anche in un Pdl epurato. Il secondo è il fatto che il ritorno in campo significa aver restituito l’arma dell’antiberlusconismo al Pd. Anche se con alle spalle una prestigiosa rimonta che rende risicata o inesistente una maggioranza di sinistra al Senato, Berlusconi ha però fornito l’ultima possibilità alla sinistra e cioè il poter dar vita ad un vasto cartello del “no” al Cavaliere che giustifica il superamento di inconciliabilità programmatiche.

Non va dimenticato che, comunque, quale che sia la coalizione che si formi per dare vita al governo, poche settimane dopo essa dovrà passare l’esame del voto segreto per l’elezione del Presidente della Repubblica. Una scadenza che tradizionalmente cristallizza o sfascia qualsiasi maggioranza di governo.



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