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SCENARIO/ Il fantasma del "nemico interno" agita Berlusconi e Bersani

Comunque vada, spiega UGO FINETTI, gli schieramenti in campo si troveranno a dover fare i conti con una maggioranza risicatissima e alleati pronti a tradire da un momento all’altro

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A un mese dal voto vale la pena soffermarsi schematicamente sui punti di forza e di debolezza dei contendenti di una campagna elettorale che, per la prima volta dopo quasi venti anni, non è più tra due schieramenti o partiti a vocazione maggioritaria, ma vede allungarsi l’ombra del quesito sulle alleanze postelettorali.

Attualmente i protagonisti si presentano tutti con il vento in poppa: Bersani è il favorito e pensa già alla struttura di governo, Berlusconi è in rimonta e potrebbe vincere o pareggiare, Monti sembra essere determinante. Le prossime settimane sono quindi destinate a stabilire l’ordine di arrivo al traguardo.

Il principale interrogativo riguarda la tenuta della coalizione di sinistra. Bersani ha scelto come “look” elettorale il paternalismo: la “forza tranquilla”, di mitterrandiana memoria, che tutela il mondo del lavoro e rassicura il mondo imprenditoriale. Però questa impostazione deve fare i conti con un trend negativo che nelle ultime settimane ha trasformato Bersani da sicuro vincitore in un vincente non però autosufficiente e che già nel pieno della campagna elettorale è costretto a parlare di alleanze, scatenando contraccolpi nel proprio elettorato: gli anti-Monti vanno verso Ingroia e gli anti-Vendola verso Monti.

Il paternalismo era convincente in uno scenario di sicura autosufficienza. L’emergere dell’imprevisto bisogno di un alleato nel pieno della campagna elettorale si traduce in isolamento ed espone a forti attacchi elettorali. A ciò si aggiungono l’infortunio del Monte dei Paschi e, terzo imprevisto, il “Piano del Lavoro” della Cgil che è un vero e proprio “contratto con gli elettori” su cui la Camusso ha chiesto una impegnativa e vincolante firma a Bersani e su cui Vendola ha messo un marchio di primogenitura. E così Bersani ha dimostrato la propria debolezza dovendo rinnegare la promessa appena fatta di non ricorrere alla patrimoniale. La “forza tranquilla” minaccia ora di, addirittura, “sbranare” gli avversari.

Da parte loro i due concorrenti diretti di Bersani, Ingroia e Monti, accentuano l'aggressività verso il Pd e Berlusconi, ma rischiano di scendere dal piedestallo con cui avevano fatto il loro ingresso in politica: l’uno come magistrato e l’altro come tecnico. Entrambi sostengono molto polemicamente tesi di parte sulla corruzione politica e la politica economica non in coerenza lineare con i ruoli appena dismessi e a cui devono la propria notorietà: l’uno di pubblico accusatore di politici e l’altro di neosenatore a vita e presidente “super partes” di un governo di unità nazionale.