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Politica

LEGA 2.0/ Il piano di Maroni per tenere il Carroccio nelle sue mani

Secondo FRANCESCO JORI, il segretario del Carroccio, se fosse sconfitto alle Regionali, sarebbe obbligato ad un passo indietro dalla base, che non ha mai digerito l’accordo con Berlusconi

Roberto Maroni (InfoPhoto)Roberto Maroni (InfoPhoto)

Comunque vada, la gestione, Maroni potrebbe rivelarsi una breve parentesi dell’era leghista post-Bossi. Se conquista la Lombardia, ipotesi possibile ma non di certo altamente probabile, lascia la segreteria del Carroccio. Se perde, pure: «mi farò da parte perché ritengo che un leader che si candida non può riciclarsi se viene sconfitto». Si tratta di semplici frasi di circostanza? E chi lo obbligherebbe, in caso di sconfitta, a dimettersi effettivamente? Lo abbiamo chiesto a Francesco Jori, giornalista esperto di questioni leghiste.

Crede che Maroni terrà fede alle promesse?

Se vince, è ovvio che non può fare altro che dimettersi, per fare il presidente della Regione a tempo pieno. Se, invece, perde, è obbligato dal fatto che la sconfitta alle elezioni rappresenterebbe una clamorosa sconfessione della sua scelta di barattare l’alleanza con Berlusconi per la presidenza. Si tratterebbe di una questione di incompatibilità politica.

Eppure, in Italia, specialmente nei partiti e specialmente in quelli a forte caratura carismatica e personalistica, non si dimette mai nessuno.

E’ vero. Tuttavia, nel caso della Lega, abbiamo visto quando la decisione sia stata fortemente contestata, anche attraverso le proteste giunte nelle varie sezioni o il quotidiano di partito, la Padania; si produrrebbe, quindi, una tale ribellione dalla quale Maroni, se si ostinasse a voler guidare la Lega, non potrebbe che essere travolto.

Se l’opposizione all’alleanza era così alta, Maroni ha forse deciso di arrivare fino in fondo per le sue ambizioni personali?

Non solo. La sua è stata una strategia politica ben precisa. Non dimentichiamo che se la Lega effettivamente conquistasse la Lombardia, si troverebbe a governare le tre principali Regioni del nord. Avrebbe, di fatto, realizzato il sogno della macroregione. Inoltre, correndo da sola alle Politiche, avrebbe rischiato di non superare la soglia di sbarramento (dimezzata nel caso in cui si faccia parte di una coalizione), sparendo dal Parlamento.

Se le cose stanno così, perché la base non ha digerito le ragioni dell’accordo?

L’opposizione di buona parte della base nei confronti di Berlusconi è viscerale. Non è un caso che Tosi, di recente, abbia fatto sapere che, dopo le elezioni, non è esclusa la separazione dal Pdl.

Tosi rappresenta la base leghista?