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SCONTRO INGROIA-BOCCASSINI/ Continua lo scambio di accuse tra i due magistrati

Parole dure e accuse tra magistrati. E' scontro aperto tra Ilda Boccassini e Antonio Ingroia dopo il paragone del leader di Rivoluzione civile con Giovanni Falcone

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

E' uno scontro davvero duro fatto di parole e accuse forti quello in atto da alcuni giorni tra due magistrati, esponenti di quella magistratura che Silvio Berlusconi definirebbe "toghe rosse" (e non a caso tutti e due impegnati in passato e oggi in processi contro il Cavaliere). Uno scontro che lascia perplessi e incuriositi sulle reali motivazioni. Tutto è cominciato quando il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia si è paragonato allo scomparso magistrato Giovanni Falcone perché, secondo lui, alcuni magistrati lo stanno trattando allo stesso modo: "Le battute e le velate critiche espresse da alcuni magistrati (su di lui, ndr) sono un copione che si ripete" aveva infatti detto. Il riferimento sembrava diretto a un altro magistrato, Pietro Grasso, anche lui candidato a queste elezioni ma nelle fila del Pd. Era invece intervenuta Ilda Boccassini che aveva definito "vergognoso" il paragone fatto da Ingroia con Falcone: "Come ha potuto paragonare la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone?". Aggiungendo che tra i due esisterebbe una distanza misurabile in milioni di anni luce. Poi la stoccata finale: si vergogni. Ieri sera la risposta di Ingroia: la Boccassini prima di parlare si informi, aveva detto. Finita qui? No, perché stamane, evidentemente ancora stizzito per quanto gli era stato detto, Ingroia è tornato ad attaccare la collega di Milano: è lei l'unica a doversi vergognare, ha detto, dopo aver fatto sapere di aver aspettato fino a oggi una sua smentita. Si deve vergognare, ha ribadito il magistrato siciliano, perché "prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni". E ha concluso dicendo che comunque non gli interessano i giudizi del procuratore aggiunto di Milano perché a lui bastano le parole di un altro magistrato ucciso dalla mafia, Paolo Borsellino, che gli aveva espresso cosa pensava della Boccassini e di lui stesso. Cosa avesse detto Borsellino però Ingroia non lo fa sapere, ma è facile intuirlo. Ci sarà adesso un nuovo intervento della Boccassini, in questa stranissima guerra fra magistrati?