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MONTI vs CGIL/ Gentili: basta coi veti del sindacato, facciamo come in Germania

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Sussanna Camusso e Stefano Fassina - Infophoto  Sussanna Camusso e Stefano Fassina - Infophoto

Ne dubito. Il passaggio al riformismo è lungo e complicato, e non si fa nell’arco di una campagna elettorale. Politicamente l’operazione è pressoché impossibile.

Da cosa dipende la capacità di condizionamento della Cgil?

Anzitutto, nella concertazione, ritenuta per decenni un principio inviolabile e tradottasi, nel tempo, in un semplice potere di veto del sindacato che pesava di più. Monti, da questo punto di vista, ha sempre sostenuto, anche nelle vesti di editorialista del Corriere della Sera, la necessità di arginare il fenomeno. Anche perché, come spesso ha ricordato, un tale potere esula dal compito specifico delle organizzazioni sindacali - ovvero la tutela dei diritti dei lavoratori - per tradursi in azione politica vera e propria.

C’è modo di ridimensionare il potere dei sindacati senza mettere a rischio i diritti dei lavoratori?

Una strada interessante è quella intrapresa dalla Germania, dove il sistema delle relazioni industriali è fondato sulla partecipazione. Un metodo non conflittuale, ma cooperativo, dove i sindacati, all’interno delle aziende e nei consigli d’amministrazione, svolgono un ruolo di indirizzo strategico; tale sistema ha contribuito a rendere la Germania la prima economia europea e tra le prime a livello mondiale. Ovviamente, non è trasferibile tout court in Italia, così come non lo è quello americano, cui si è ispirato in parte Marchionne. Ma l’introduzione di un compromesso che tenga conto del nostro singolare modello di sviluppo e delle peculiarità delle nostra economia è, oltre  che auspicabile, possibile. Qualcosa del genere, in piccola parte, già sta avvenendo.

A cosa si riferisce?

Allo spostamento a livello territoriale della contrattazione; un fattore che contribuisce alla flessibilità, restando, tuttavia, ben distante dagli standard tedeschi e americani.

 

(Paolo Nessi)

 



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COMMENTI
04/01/2013 - La reazione della casta (ottavio di stanislao)

Monti mette in evidenza le gravi contraddizioni dello pseudo-bipolarismo nostrano e diventa bersaglio del fuoco concentrico della casta che non vuole essere messa in discussione. Clamorosa la difesa di Fassina da parte di Brunetta. Ma d'altronde PDL e PD hanno bisogno l'uno dell'altro per giustificare la propria esistenza. Questa volta però gli elettori possono scegliere fra le proposte serie di Monti e i demagoghi di destra e di sinistra.