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MONTI vs CGIL/ Gentili: basta coi veti del sindacato, facciamo come in Germania

Pubblicazione:venerdì 4 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 4 gennaio 2013, 9.10

Sussanna Camusso e Stefano Fassina - Infophoto Sussanna Camusso e Stefano Fassina - Infophoto

Passi la battuta su Brunetta, dall’elevata statura. Accademica. Così come la definizione del Pdl: settario. Berlusconi e i suoi, al di là delle reazioni di circostanza, avranno liquidato la questione con un’alzata di spalle. Anche Monti, adesso, è in campagna elettorale e affermazioni come quelle di ieri a Uno Mattina si mettono in conto. Deve averla preso peggio – dato che in caso di ingestibilità del Senato sarà costretto ad allearsi con il centro - Bersani, invitato dal premier a «silenziare» la parte più conservatrice del suo partito e a tagliare le ali estreme. «Io ho constatato in questo anno di esperienza di governo, e lo dico con il massimo rispetto - ha detto il premier -, che coloro che hanno impedito alle varie riforme, come del mercato del lavoro, di andare più avanti come noi avremmo voluto sono stati coloro che sono nel blocco più tradizionale della sinistra: dal punto di vista sindacale CGIL e Fiom, dal punto di vista politico Nichi Vendola di Sel e l'onorevole Stefano Fassina, responsabile economico del Pd». Abbiamo chiesto a Guido Gentili, editorialista de Il Sole 24 Ore, qual è il peso effettivo della Cgil nel Pd.

Esiste, nella sinistra, un problema di rapporti con il sindacato?

Il problema del rapporto del sindacato si pone, e non da oggi. Percorre tutta la storia recente del Paese, fino ad arrivare alla stagione del bipolarismo. Dove la Cgil ha saputo imporre dei veri e propri veti ai governi che si sono alternati.

In quali casi?

In tutti quelli in cui si tentò di riformare la disciplina su lavoro o di modificare lo status quo rispetto all’impiego pubblico. D’Alema ebbe degli scontri durissimi con Cofferati, mentre al governo Berlusconi le manifestazioni di piazza impedirono di riformare l’articolo 18. La cosa più paradossale è che il dibattito sulle riforme necessarie per modificare il mercato del lavoro si aprì proprio a sinistra, grazie a personalità quali Franco Debenedetti o Tiziano Treu; ma fu immediatamente chiuso dalla Cgil.

Anche oggi il Pd è ostaggio del sindacato?

Forse non ai livelli dell’epoca. Tuttavia, il condizionamento è ancora fortissimo. Non dimentichiamo che il senatore Ichino, rappresentante di un’area culturalmente forte, ma debole in termini di assetti di potere interni al partito, è stato costretto a traslocare nell’area montiana. Si è reso conto che le sue idee non avrebbero potuto albergare nell’attuale Pd, estremamente influenzato dalla sua ala di sinistra.

Crede che Bersani possa cogliere l’invito di Monti e liberarsene? 


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COMMENTI
04/01/2013 - La reazione della casta (ottavio di stanislao)

Monti mette in evidenza le gravi contraddizioni dello pseudo-bipolarismo nostrano e diventa bersaglio del fuoco concentrico della casta che non vuole essere messa in discussione. Clamorosa la difesa di Fassina da parte di Brunetta. Ma d'altronde PDL e PD hanno bisogno l'uno dell'altro per giustificare la propria esistenza. Questa volta però gli elettori possono scegliere fra le proposte serie di Monti e i demagoghi di destra e di sinistra.