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PAR CONDICIO/ Bernardini (Tv Talk): basta col manuale Cencelli, i giovani cambiano canale

Pubblicazione:sabato 5 gennaio 2013

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Ci vuole immaginazione, va studiato. Per esempio, in Francia e in Spagna, esistono programmi in cui cento cittadini fanno delle domande ad un leader politico. Si potrebbe, inoltre, come nel caso di Monti vs Fassina, ideare dei momenti televisivi a tema.

Le è piaciuta l’impostazione del dibattito tra i candidati alle primarie del centrosinistra andato in onda su Sky?

Quello sì che è fare televisione. Così come lo è stato il dibattito tra Renzi e Bersani condotto dalla Maggioni.

Si prospetta qualcosa di simile?

Mi pare che l’urgenza, per il momento, si esaurisca nel fissare dati, orari, minuti di cronometro dei candidati.

Alla radice del male, vi è forse la lottizzazione della tv di Stato?

Effettivamente, guardo con diffidenza a quel meccanismo tipicamente italiano tale per cui l’editore pubblico è rappresentato da una commissione parlamentare che governa la televisione. E che, in nome degli interessi dei partiti, controlla l’informazione. Un unicum del nostro Paese.

Altrove come funziona?

Il servizio pubblico esiste in tutto il mondo e, salvo che nelle dittature, è affidato a un management esterno che lo gestisce in autonomia.

Quindi?

Sarebbe opportuno individuare un modo per instaurare un rapporto meno asfissiante tra editore (il Parlamento) e la Rai.

Ma da qui alle elezioni non è possibile.

Resta il fatto che management e conduttori, pur nel rispetto delle regole, hanno modo, concretamente, di inventarsi qualcosa di nuovo nei termini suddetti; altrimenti, ai leader non resterà che ripetere di volta in volta gli stessi identici concetti già ribaditi nelle trasmissioni precedenti. Stuferanno e si stuferanno.

 

(Paolo Nessi)



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