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LISTINO PD/ Sansonetti: non capitava dai tempi del re...

Pubblicazione:martedì 8 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 gennaio 2013, 8.56

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Ha seguito tre criteri: quello, anzitutto, di far entrare in Parlamento un certo numero di persone il più possibile fedeli a lui; inoltre, ha perseguito l'obiettivo di dare al partito un minimo di lustro. Anche se, in realtà, non è andato molto lontano.

Cosa intende?

Beh, al di là del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e della rettrice della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Maria Chiara Carrozza, non è che abbia imbarcato personalità di così elevato spessore. Insomma, nulla di paragonabile con il Pd di un tempo. Che, se ben ricordiamo, tra i suoi indipendenti aveva arruolato alcuni tra i più grandi intellettuali italiani dell’epoca, quali Renato Guttuso, Luigi Spaventa, Altiero Spinelli, Stefano Rodotà e Ferruccio Parri, solo per citarne alcuni.   

E il terzo criterio?

E’ il Cencelli; Bersani ha dovuto ridistribuire alcune poltrone tenendo conto delle varie correnti e nel tentativo di riequilibrare gli assetti in seguito alle primarie, dove i candidati di centro sono andati malissimo.

Cosa c’entrano con il Pd, invece, due persone come il vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti e Giampaolo Galli, già direttore generale di Confindustria?

Beh si tratta di due persone con forti entrature tra i poteri che contano e averli in lista, oltre che far sempre comodo, consentirà di arginare i voti che andranno ai montiani.  

In conclusione, che Pd si sta delineando?

Non vedo particolari sconvolgimenti. Il Pd che entrerà nel prossimo Parlamento sarà piuttosto centrista;  e farà una politica non troppo dissimile da quella di Monti. Tanto più che resto convinto del fatto che sia che riesca a conquistare la Camera ma non il Senato, sia che riesca a guadagnare entrambe le Camere, si alleerà con Monti. Ovviamente, in campagna elettorale non mancheranno colpi bassi. Ma alla fine si accorderanno. E, una volta al governo, il partito di Bersani dovrà scontare il paradosso di avere una quota rilevantissima di elettorato di sinistra, ma di aver scelto una politica che guarda al centro e a destra. 

 

(Paolo Nessi)



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