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CL & POLITICA/ Abruzzese: un'esistenza "non negoziabile" col potere

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Solo se si comprende questo radicale mutamento di prospettiva si può capire come, per ogni appartenente a Comunione e liberazione, l’impegno politico sia sostanzialmente successivo all’esperienza di vita attiva che ha preso forma; non ne costituisce lo sbocco obbligato, né tanto meno ne custodisce il significato ultimo. La democrazia in questo caso, prima di essere partecipazione, è l’esperienza della possibilità di esistere declinando tutte le conseguenze dell’incontro decisivo con una verità che ha cambiato la storia di tutti e di ciascuno. È a partire da questo nucleo che si edifica un’esistenza “non negoziabile” rispetto alla quale la politica è inevitabilmente e ontologicamente seconda. Ci si impegna per passione, per vocazione, o per un senso del dovere personalmente intuito, non per una conseguenza inevitabile: la vita viene necessariamente prima, l’esperienza precede la militanza.

Ma la vita cristiana non può venire prima senza promuovere, nello stesso tempo, ogni altra forma di esistenza, ogni altro “bisogno di città”. Per questo “se sono autentiche, le comunità cristiane sono promotrici di democrazia sostanziale”. Recuperare le radici del diritto ad un tale bisogno è il contributo specifico (e inevitabile) che i cattolici possono offrire alla politica, così come costituisce l’occasione migliore per aiutare quest’ultima a comprendere un mondo vitale che le preesiste, un bisogno che fonda una parte della società civile e anima le esperienze che vi prendono vita. Mai come adesso riconoscere tali specificità, avere occhi per comprendere un tale tessuto sociale, costituisce una delle condizioni essenziali per uscire dalla crisi.



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COMMENTI
09/01/2013 - Intervento Andrea Sartori (Costanzo Rossi)

qs. mi sembra una sciocchezza. Vedi la scelta di Mario Mauro che sostiene Monti dopo essere "cresciuto" nella famiglia pidiellina. La conferma che ognuno va dove vuole... e si prende anche le critiche che non vuole... Da una parte e dall'altra.

 
09/01/2013 - cl & politica (andrea sartori)

Bell'articolo; peccato però che, come dice Carron, se ci attaccano qualche motivo l'avremo dato. Se l'impegno politico viene dopo ed è responsabilità del singolo perché chi non ha aderito al PDL si è sentito come figlio di un dio minore?