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Politica

CRISI DI GOVERNO/ Berlusconi: voglio far cadere Letta. Ma è giallo sulla lettera a Tempi

"E' bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano". Lo scrive Silvio Berlusconi in una lunga lettera che ha scritto a Tempi, settimanale vicino a Forza Italia.

Silvio Berlusconi (Foto InfoPhoto)Silvio Berlusconi (Foto InfoPhoto)

Quanti danni ha provocato all’Italia “un ventennio di assalto alla politica, alla società, all’economia, da parte dei cosiddetti magistrati democratici e dei loro alleati nel mondo dell’editoria, dei salotti, delle lobby?”. Se lo chiede Silvio Berlusconi in una lunga lettera inviata a Tempi, settimanale vicino a Forza Italia, che sarà pubblicata integralmente sul prossimo numero in edicola dal 3 ottobre e di cui sono stati anticipati ampi stralci. Sono in molti però a chiedersi quando la missiva sia stata effettivamente scritta e se, nel frattempo, la posizione del Cavaliere sia cambiata o meno dopo tutto ciò che è accaduto nelle ultime ore (). "Enrico Letta e Giorgio Napolitano – scrive ancora il leader di Forza Italia - avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare". Come può essere dunque affidabile "chi non riesce a garantire l’agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?". Il Pd, inoltre, "compreso Matteo Renzi", ha dimostrato "un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Resistere per me - aggiunge l'ex premier - è stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta". Berlusconi afferma quindi di voler recuperare "quanto di positivo è stato fatto ed elaborato da questo governo che, ripeto, io per primo ho voluto per il bene dell’Italia e che io per primo non avrei abbandonato se soltanto ci fosse stato modo di proseguire su una linea di fattiva, di giusta, di leale collaborazione". Però, conclude, "quando capisci che l’Italia è un Paese dove la libera iniziativa e la libera impresa del cittadino diventano oggetto di aggressione da ogni parte, dal fisco ai magistrati; quando addirittura grandi imprenditori vengono ideologicamente e pubblicamente linciati per l’espressione di un libero pensiero, quando persone che dovrebbero incarnare con neutralità e prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pretendono di insegnarci come si debba essere uomini e come si debba essere donne, come si debbano educare i figli e quale tipo di famiglia devono avere gli italiani, insomma, quando lo Stato si fa padrone illiberale e arrogante mentre il governo tace e non ha né la forza né la volontà di difendere la libertà e le tasche dei suoi cittadini, allora è bene che la parola ritorni al nostro unico padrone: il popolo italiano".

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