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BOSSI-FINI/ Livia Turco: questa legge è una "fabbrica" di immigrati irregolari

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L'immigrazione si può governare? (Infophoto)  L'immigrazione si può governare? (Infophoto)

“La legge Bossi-Fini non funziona e a documentarlo è il fatto che per porre rimedio alle sue contraddizioni sono state necessarie diverse sanatorie che non hanno avuto pari in tutta Europa”. Ad affermarlo è Livia Turco, presidente del Forum immigrazione del Partito democratico. Dopo la strage al largo di Lampedusa del 3 ottobre scorso, nel corso della quale sono morti 328 immigrati, si è riaperto il dibattito sulla legge italiana che regola i flussi d’ingresso. Una questione ancora più seria dopo che ieri si è verificato un nuovo naufragio. Un barcone con 250 immigrati a bordo si è rovesciato nel Canale di Sicilia. Duecento persone sono state tratte in salvo, mentre 50 sono ancora disperse. Livia Turco ha firmato la legge omonima (Turco-Napolitano) del 1998, che ha regolato l’immigrazione prima dell’entrata in vigore della Bossi-Fini.

 

Quali sono le differenze tra lo spirito della Turco-Napolitano e lo spirito della Bossi-Fini?

Lo spirito della legge Turco-Napolitano era quello di cercare di rendere praticabili le vie regolari dell’immigrazione. Si partiva dal presupposto che l’immigrazione è un fatto strutturale che va governato, e che dunque bisogna attrezzarsi per avere dei flussi normali e regolari di lavoro. La Bossi-Fini parte invece dal presupposto che bisogna limitare al massimo l’immigrazione, puntando sull’effetto dissuasivo delle norme penali.

 

Due filosofie completamente diverse.

Sì, la filosofia della legge del centrosinistra è che bisogna accettare che viviamo in una società per cui l’immigrazione è un fatto strutturale che va regolato. Bisogna rendere praticabili e aperti i canali regolari, tenendo conto della sostenibilità economica e sociale. Non a caso introducemmo il principio delle quote.

 

Quali sono le differenze nell’impianto normativo derivate da queste due filosofie diverse?

La nostra legge puntava a massimizzare la praticabilità dell’ingresso regolare. Ciò significa fare di tutto per rendere possibile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ciò avveniva attraverso lo strumento delle quote annuali, per selezionare le esigenze del nostro mercato di lavoro. L’ingresso poteva avvenire per ricerca di lavoro e ciascun immigrato aveva un anno di tempo per trovarlo. Perché ciò avvenisse occorreva però la garanzia di uno sponsor, il quale poteva essere una singola persona, ma soprattutto soggetti collettivi quali imprese, sindacati ed enti locali.

 

Che cosa è cambiato con l’introduzione della legge Bossi-Fini?


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