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NAPOLITANO/ Il giurista: la Costituzione? Da Rodotà alla Fiom, ecco i suoi nemici

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

La loro intenzione è quella di tutelare la Carta da chi - a loro modo di vedere - vorrebbe stravolgerla, ma proprio su queste preoccupazioni si è innestata una chiara manovra politica. Coloro che si oppongono all’attuale governo, infatti, hanno utilizzato questo tema per organizzare una battaglia politica che, pur essendo del tutto legittima, usa in maniera strumentale il tema della riforma costituzionale. Così l’appello contro la riforma parla di “riforma costituzionale della P2”, il che, oltre ad essere inutilmente offensivo, è del tutto falso. Sono quindi dell'idea che, nonostante i buoni propositi, il senso della manifestazione sia leggibile nella seconda prospettiva di cui ho parlato.

 

Perché negli ultimi cinquant’anni si è diffusa la convinzione che la Carta Costituzionale sia intoccabile?

Perché la Costituzione nasce in un periodo storico molto particolare, un contesto adatto ad una scelta Costituente. Siamo all’indomani di una guerra perduta, e la Costituzione è la massima espressione di un tentativo di riprogettazione complessiva della nazione. Quando emerge la volontà di modificarla, quindi, l’impressione è che non si voglia semplicemente adeguarla, ma che si voglia invece rimettere in discussione proprio quelle scelte fondamentali. E' però necessario uscire da questo schema e superare alcuni meccanismi, uno tra tutti il bicameralismo perfetto, che avevano un senso quando sono stati adottati ma che oggi contribuiscono a rendere poco funzionali le nostre istituzioni.

 

Perché crede che Napolitano abbia scelto di parlarne oggi e non qualche anno fa?

Perché la nostra Costituzione, nella sua essenza, ha retto bene fino al cambiamento della legge elettorale all'inizio degli anni Novanta. Quando quel contesto è venuto meno, non solo per la modifica della legge elettorale ma anche per altre nuove questioni riguardanti le autonomie territoriali e la giustizia, si è posto il problema di cambiare alcuni aspetti importanti della Costituzione. Il problema è che questa proposta di cambiamento è avvenuta in termini troppo radicali.

 

Cosa intende?

Il punto di partenza si trova in una dichiarazione che rilasciarono Bossi, Berlusconi e Fini pochi giorni dopo la vittoria elettorale del 1994, quando parlarono delle riforme attraverso due parole chiave, presidenzialismo e federalismo, come alternativa radicale all’ordine costituzionale esistente. Da allora e per molti anni, almeno fino al referendum del 2006, la questione è stata intesa dall’opinione pubblica come uno scontro tra chi voleva smantellare la Costituzione del 1947, con il rischio di rimettere in discussione la scelta Costituente che ci aveva inserito fra le grandi democrazie liberali e sociali europee, e chi invece difendeva quell’impianto. A mio giudizio ci troviamo in una fase storica in cui occorre finalmente andare oltre queste due posizioni.

 

Quali sono, a suo giudizio, i punti che rendono “vecchia” la Costituzione e che devono essere assolutamente aggiornati?