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NAPOLITANO/ Il giurista: la Costituzione? Da Rodotà alla Fiom, ecco i suoi nemici

Pubblicazione:sabato 12 ottobre 2013

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

E’ arrivato il momento di modificare la Costituzione, quel momento in cui è “possibile e necessario” affrontare il compito di un “sapiente rinnovamento del nostro ordinamento costituzionale, coerente con i suoi valori fondanti”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato ai partecipanti al Forum italo francese “Dalle riforme, la rinascita” in corso in Valle d’Aosta. Il Capo dello Stato ha anche ricordato l’importanza del valore ancora attuale della Carta "come strumento di indirizzo e stimolo in direzione di una Europa di pace e di progresso”, auspicando che dal confronto con i vicini francesi “possa scaturire un utile arricchimento della riflessione in corso nel nostro Paese e delle proposte che sono sul tappeto”. Le parole di Napolitano, probabilmente non a caso, si scontrano con i 250 pullman in arrivo da ogni città d’Italia e diretti a Roma, dove oggi è in programma la manifestazione “Costituzione: la via maestra” per la difesa e l'attuazione della Carta costituzionale, promossa da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky e che vede l'adesione di oltre 200 associazioni locali e nazionali. In attesa di ulteriori sviluppi, abbiamo fatto il punto della situazione con Marco Olivetti, docente di Diritto costituzionale nell’Università di Foggia e componente della Commissione sulle riforme costituzionali nominata a giugno dal governo Letta.

 

Professore, come giudica l’apertura del Capo dello Stato?

 Il "potere di esternazione" del presidente della Repubblica, vale a dire la sua facoltà di intervenire nel dibattito pubblico si è ormai notevolmente esteso, quindi non c’è da meravigliarsi che anche lui voglia dire la sua sul tema della riforma della Costituzione. Se poi inquadriamo questo intervento nel contesto istituzionale attuale, cioè quello di un governo di grande coalizione nato proprio su iniziativa di Napolitano con un programma che include fra l’altro la riforma della Carta, allora credo che lo scenario sia chiaro: il capo dello Stato si inserisce nella linea che lui stesso ha concorso a tracciare (sin dal suo messaggio di insediamento), ricordando che è possibile e legittimo modificare e aggiornare la Costituzione. Due aspetti possiamo però sottolineare.

 

Quali?

 Il presidente ricorda che queste riforme devono avvenire nell’ambito della Costituzione. Può sembrare banale, ma oggi parlare di questa riforma non significa più, come vent’anni fa, inserirsi in una dialettica tra chi pensa che la Carta sia superata e chi invece la difende a spada tratta. Al contrario, significa partire dal presupposto che la Costituzione del 1947 è un pilastro della nostra storia, un punto di riferimento ineliminabile, ma che bisogna adeguarla ai tempi. Questo mi sembra il punto di vista di Napolitano.

 

Il secondo aspetto?

 Le dichiarazioni del capo dello Stato arrivano alla vigilia di una manifestazione, organizzata da tempo, che ha ormai assunto una caratteristica di difesa ad oltranza della Costituzione che è decisamente discutibile.

 

Cosa pensa delle posizioni assunte dai protagonisti della protesta? 


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