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DIETRO LE QUINTE/ Folli: Napolitano? E' il bersaglio di Renzi e del partito dei giudici

Dal messaggio alle Camere sull'emergenza carceri alla difesa del governo delle larghe intese, Napolitano sembra aver "rovinato" i piani di Renzi. L'analisi di STEFANO FOLLI

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non è un periodo politico solo concitato, confuso, ma anche surreale, quello italiano. Come altro definire tutto il can-can di questi giorni intorno al ruolo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano? E' stato sufficiente il messaggio alle Camere sulla drammatica situazione delle carceri italiane, sulla necessità di allinearsi agli standard dei Paesi civili, sull'urgenza di levarci di dosso le condanne che ci arrivano dalla Corte europea, sulla possibilità di fronteggiare una situazione carica di tensione all'interno delle carceri con un'amnistia e un indulto, per vedere nitidamente che Napolitano è diventato il primo bersaglio di una parte consistente di una sedicente nuova sinistra, oppure di quello che si può sbrigativamente definire il “partito dei giudici” e dei suoi supporter.
Ieri, il presidente della Repubblica ha colto l'occasione della consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine Al Merito del Lavoro per dare una risposta indiretta. C'è un passaggio decisivo nel discorso di Giorgio Napolitano: “Occorre andare avanti con le scelte di politica economica e finanziaria e insieme con le riforme politiche e istituzionali da tempo riconosciute necessarie. Quella riforma della legge elettorale, quelle revisioni della seconda parte della Costituzione di cui si è già delineato il percorso attraverso il serio apporto di una Commissione altamente qualificata: e si sa che al procedere di queste riforme io ho legato il mio impegno all'atto non ricercato di una non ricercata rielezione a Presidente. Impegno che porterò avanti finché sarò in grado di reggerlo e a quel fine”.
Insomma, dal Quirinale arriva un altro avviso e un invito ad andare avanti al Governo delle larghe intese, a sfruttare al massimo le opportunità che questo esecutivo offre. Ma se si guarda bene tutta la vicenda, ci si rende conto che l'amnistia e l'indulto possono essere un pretesto per un attacco immediato, con l'impeachment proposto da Beppe Grillo e le “sgomitate” di Matteo Renzi. C'è stata in più la richiesta di “fedeltà alla Costituzione” gridata in una manifestazione da vari personaggi e poi le dichiarazioni sparse di chi si “oppone al presidenzialismo” e di chi arriva a dire che “il Presidente non è più il garante della Costituzione”. Stefano Folli, ex direttore del Corriere della Sera, grande analista politico, attualmente editorialista de Il Sole 24Ore, oltre che commentatore in varie trasmissioni televisive, inquadra bene il problema.

 

Perché, Folli, il presidente Napolitano è tornato al centro delle polemiche sollevate da una parte dello schieramento politico italiano?

Viene attaccato soprattutto perché è considerato il tutore del governo delle “larghe intese”. Napolitano ha evitato un vuoto politico che era davanti a tutti e cerca di spingere il governo a sfruttare al massimo questo momento. Come si ricorderà, ai primi di ottobre, il Governo Letta ha rischiato il collasso. Ed erano in molti a sperare che la situazione finisse male e che il governo cadesse. Il fatto è che il governo si è salvato e ha rafforzato la sua posizione, proponendosi quasi come un esecutivo che può durare almeno un paio d'anni. Questo ha fatto saltare i nervi a molte persone.

 

Non è il caso di parlare di Grillo, ma certo nel Pd qualcuno spingeva forse per un'apertura delle urne.