BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ELEZIONI/ Torna l’election day e l'incubo delle code ai seggi

Pubblicazione:giovedì 17 ottobre 2013

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Tornano le urne in un giorno solo. Ma l’ultimo precedente è tutto fuorché rassicurante: dodici anni fa, in occasioni delle politiche 2001, fu provato l’esperimento. Risultato? Code ai seggi e sezioni che chiusero con sei ore di ritardo in molte città del Meridione (Roma, Napoli e Reggio Calabria su tutte). Ma il premier Letta motiva la decisione: “Siamo un’anomalia. Così risparmieremo 100 milioni di euro”.
La nostra tradizione  è sempre stata quella di fornire ai cittadini una finestra di due giorni – l’intera domenica e il lunedì mattina – per recarsi al seggio elettorale. C’è stata solo una parentesi tra il 1993-2002 in cui invece è stato introdotto – con (pochi) alti e (molti) bassi – il cosiddetto election day. Nel 2002 fu il ministro dell’Interno (del governo Berlusconi) Claudio Scajola a presentare un disegno di legge per ripristinare il voto in due giornate al fine di “ridurre astensionismo e disagi nei seggi”.
L’esecutivo Letta rispolvera la possibilità, cancellando (parole sue) “l’anomalia italiana per allineare il nostro Paese alla normalità”. In effetti in tutt’Europa si vota in un solo giorno. E il tutto frutterà un guadagno di circa 100 milioni di euro. Nel 2013 le doppie elezioni politiche-regionali e amministrative ci sono costate la bellezza 389 milioni di euro. Ma se è vero che vi sarà un risparmio non indifferente, se torniamo indietro con la memoria, nelle elezioni politiche del 2001, si consumò un vero e proprio fallimento: chi si è scordato di quella sera del 13 maggio 2001 fatta di code interminabili, urla, litigi e terminata dall’intervento della polizia per consentire a tutti votare?
Bisogna inoltre capire se questa mossa, potrà influire – e negativamente – sull’affluenza alle urne. Per il noto politologo Roberto D’Alimonte non vi è dubbio: “Certo, i ritardatari ce li perderemo per strada.  L’1% di votanti in meno potrebbe essere il prezzo ragionevole da pagare per uniformarci agli standard europei” la sua stima, trovano il problema originale nelle troppe sezioni elettorali di cui disponiamo rispetto agli altri Stati continentali. 





© Riproduzione Riservata.