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ATTACCO A NAPOLITANO/ Violante: un "colpo" della Procura di Palermo

Pubblicazione:venerdì 18 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 18 ottobre 2013, 10.56

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non è che non si ponga: il problema è che, da anni, il tema non è stato mai affrontato con rigore e serietà, ma con aggressività e spirito distruttivo. Esiste certamente una indisponibilità della magistratura a riforme proposte sotto il segno dell’aggressione. Qualunque organismo professionale, nel momento in cui si sente sotto attacco da parte del mondo politico, reagisce chiudendosi. 

 

Esiste un partito dei giudici che vede in Napolitano (e nella sue molteplici richieste di riformare la giustizia) un avversario?

Il presidente Napolitano, tra le autorità dello Stato, è colui che si è espresso maggiormente in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e in favore di vere riforme.

 

In un tale contesto, che significato assume il via libera da parte del Tribunale  di Palermo alla richiesta dei pm di chiamare a deporre Napolitano?

In realtà, nel nostro ordinamento, il tribunale non conosce gli atti. Deve, semplicemente, valutare le richieste della Procura della Repubblica, in relazione al  capo di imputazione e all’oggetto dell’interrogatorio. In questa condizione, non credo che potesse fare altro che ammettere la richiesta. L’articolo 205 del codice di procedura penale prevede esplicitamente l’ipotesi di interrogatorio del presidente della Repubblica. Inoltre, nell’ordinanza sono previste giustamente talmente tante cautele che mi chiedo a cosa possa servire la testimonianza.

 

Che cautele?

Non solo la deposizione deve limitarsi ad una parte della lettera di Loris D’Ambrosio, ma nell’ordinanza è fatto riferimento alla decisione della Corte costituzionale che, il 4 dicembre 2012, affermò che molte tra le attività del presidente della Repubblica, anche nell’ambito privato, devono restare riservate e non possono essere oggetto di indagini penali. Credo, dunque, che si tratti di una inutile prova di forza della Procura che, nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato- mafia, ha perso il primo tempo, con l’assoluzione del generale Mori.

 

(Paolo Nessi)



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