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IL CASO/ Baldassarre: Procure politicizzate, basta coi "legami" tra Pm e giornali

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Non dico  questo, al contrario: si tratta di persone con un’elevata preparazione giuridica. Ma è l’unica che hanno mai avuto. Non sanno, per esempio, che ci sono Paesi in cui la giustizia è amministrata in maniera molto più semplice ed efficace. Eppure, non sempre è stato così. Si tratta di una tendenza piuttosto recente.

 

Cosa intende?

 Negli anni 60-70, specialmente tra i fondatori di Magistratura democratica e tra i giudici che si muovevano in quell’ambiente, erano state espresse molte critiche su come era organizzato il processo in Italia. Nel 1989, poi, si passò da un sistema processuale estremamente sbilanciato in favore dell’accusa, ove il giudice coincideva con l’accusatore (processo inquisitorio), ad un sistema in cui accusa e difesa si trovano, sostanzialmente, su un piano di parità (accusatorio-misto). Tuttavia, l’operazione fu fatta molto male.


Perché dice questo?

I giovani penalisti chiamati nella commissione dall’allora ministro Vassalli tentarono di copiare il modello anglosassone. Ma lo copiarono male. I più acuti tra costoro, criticarono la mediazione cui si giunse. Lo stesso Vassalli, che fu mio collega alla Corte costituzionale, disconobbe in seguito la paternità del codice. Non si può escludere, inoltre, che tra i fattori che frenano l’eventuale riforma della giustizia vi sia la politicizzazione di certa parte della magistratura.

 

Che parte?

Per  esperienza, posso dire che i magistrati politicizzati si collocano, per lo più, all’interno delle Procure. La percentuale è estremamente più ridotta all'interno degli organi giudicanti. In quest’ultimi, c’è un alto tasso di persone che tengono all’imparzialità del proprio giudizio.

 

Ci parli delle procure.

Beh, è evidente a tutti, per esempio, che si è creato un circuito inaccettabile tra Procure e mass media. I primi a venire a conoscenza dei dettagli coperti da segreto istruttorio relativi ad indagini sui personaggi eccellenti sono i giornali. Basti pensare alla recente notizia dell’indagine che avrebbe coinvolto alcuni esponenti della commissione dei 35 saggi. Insomma, si tratta di pm che, indubbiamente, fanno male alla propria categoria.

 

(Paolo Nessi)

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