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RENZI/ Ci vuole una rivoluzione capillare

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Sul Corriere della sera di oggi una lunga intervista al sindaco di Firenze Matteo Renzi. L'intervista parte con la richiesta di un commento sulla legge di stabilità appena aoprovata, che Renzi si rifiuta di commentare perché, dice, spetta al segretario del Pd Epifani farlo. Spiega comunque che per l'Italia del futuro c'è bisogno di una svolta radicale, una rivoluzione capillare che vada oltre la legge di stabilità. "Quello di cui l’Italia ha bisogno non è cambiare tutto, ma cambiare tutti. Ognuno nella sua testa dovrebbe cambiare un pezzettino. Anche l’establishment economico e finanziario, che ha colpe forse non più gravi di quelle dei politici, ma ha fatto perdere tempo e occasioni all’Italia", dice. Non solo l'Italia ma anche l'Europa deve cambiare, ad esempio il concetto del 3% da non sforare, dice, è anacronistico. Gli viene chiesto quale sia la sua politica economica e risponde che "Tutto ciò che viene dalla dismissione del patrimonio pubblico va a ridurre il debito. Tutto ciò che viene dal recupero dell’evasione va a ridurre la pressione fiscale. Lo Stato non può intervenire con la logica degli ultimi anni. E ogni riferimento alla Telecom dei capitani coraggiosi e all’Alitalia è puramente voluto. Non possiamo continuare con un modello dirigista, con lo Stato che decide e la Cassa depositi e prestiti che fa da tappabuchi". Dice poi che è importante una riforma della giustizia, un priorità: è indispensabile, non si può ricorrere ad esempio alla custodia cautelare nella misura in cui lo si fa oggi. In merito alle polemiche sulla sua dichiarazione su indulto e amnistia, dice che è irrispettoso trasformare un messaggio di Napolitano in un diktat a cui bisogna ubbidire e basta. Il compito di quel messaggio, dice, era stimolare un dibattito e lui ha voluto fare così e comunque a sette anni da un indulto non se ne può fare un altro.



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