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Politica

CAOS PD/ Forte: la contro-manovra di Renzi? Si occupi del Monte dei Paschi...

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Già. E perché non si occupa del Monte dei Paschi di Siena, proprietario dell’ex Banca Toscana (che aveva sede a Firenze), e nel quale il Pd – il suo partito – è invischiato fino al collo?

 

Tra le altre cose, ha sostenuto che il tetto del 3% al rapporto deficit/Pil «è anacronistico. L’Europa deve cambiare», «la formula per risolvere la crisi italiana non è un algoritmo complicato; è la semplicità. Semplificare la burocrazia, il fisco, la giustizia, le norme sul lavoro. Perché non possiamo avere le stesse norme sul lavoro della Germania?». 

L’idea di derogare alla regola del 3%, di per sé discutibile, non ha alcun senso se si ipotizza di modificare la nostra disciplina per renderla simile a quella tedesca; se facciamo una riforma tedesca, basata sulla produttività, non abbiamo di certo bisogno di stimolare l’economia col deficit pubblico. Tutto ciò è contraddittorio. Inoltre, se vuole regole tedesche, perché non afferma: «applichiamo i contratti di Marchionne»?

 

Già, perché?

Perché sta raccattando tutto quello che trova per ottenere consenso. Ma si guarda bene dall’irritare più di tanto uno degli azionisti fondamentali del suo partito, la Cgil.

 

Renzi ha pure ribadito che non intende far nulla per nuocere al governo.

Direi, al contrario, che Renzi rappresenta per il governo una mina vagante. Una mina con dietro il nulla. Non c’è alcuna programma o prospettiva. Solo idee ambigue e contraddittorie. In sintesi, il governo fa il minimo indispensabile per tirare a campare ma, tutto sommato, rappresenta il male minore. Renzi, invece, stride, scalcia, ed è una contraddizione continua; il suo è un sessantottismo rivisitato.

 

Sta di fatto che, con ogni probabilità, diventerà segretario del Pd. Mentre Letta resterà al governo...

A quel punto, probabilmente il Pd si spaccherà. Non vedo, del resto, come possano convivere, nello stesso partito, Letta, Renzi, Fassina, Cuperlo e la Cgil.

 

Renzi può fare sia segretario che il sindaco di Firenze, come lui dice di voler fare?

E’ impossibile. Creerebbe un conflitto d’interessi spaventoso. Chi gestisce il partito di maggioranza, controlla le leve della finanza pubbliche; e le città, in qualche misura, vivono delle sovvenzioni statali. Firenze, più di altre. Basti pensare a tutti i settori culturali in cui riceve finanziamenti.

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