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CASO MONTI/ I tre "nodi" di Scelta civica che mandano a casa il prof.

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Mario Monti ha lasciato Scelta civica (Infophoto)  Mario Monti ha lasciato Scelta civica (Infophoto)

I nodi vengono al pettine, ma appare comunque singolare quanto sta accadendo nell'area di centro. In particolare dentro Scelta Civica, il cui presidente Monti si è nuovamente dimesso. Perché lo ha fatto? Il motivo consisterebbe nella lettera con cui 12 senatori su 20 gli hanno chiesto un incontro di chiarimento sulla linea da tenere verso il governo, dopo le rinnovate critiche di Monti e di alcuni esponenti che hanno ventilato persino l'ipotesi di lasciare la maggioranza. 

Ma qualcosa non torna. Non era proprio l'alleanza centrista l'unica a essersi sempre spesa per un governo di larghe intese? Non è stato il premier Monti a criticare duramente e giustamente il logoramento cui il suo governo era stato sottoposto da alleati riluttanti e riottosi? Eppure ora sembra essere il suo partito a comportarsi così verso il governo. Conseguenza di queste incongruenze, scatenare una resa di conti interna con chi invece quel governo e i ministri di Scelta Civica sostiene. I ministri del Pdl sono stati elogiati per il coraggio di aver messo l'interesse del Paese davanti alla linea dei falchi, e ora qualcuno critica i ministri di Scelta Civica perché sono leali al governo? Quindi il problema sarebbe il sostegno al governo? 

E poi l'altro problema che tante fibrillazioni ha creato fin dai mesi estivi: l'appartenenza politica europea. Anche qui, qualcosa non torna. Monti ha spesso ribadito, anche in questi giorni, la sua personale vicinanza al Partito popolare europeo. Ma Scelta Civica non ha mai voluto sciogliere questo nodo. Perché una fazione è totalmente avversa a questa idea. Dicono perché non possono confondersi con Berlusconi. Ma sta di fatto che alle ultime elezioni esponenti del Ppe si sono insolitamente sbilanciati per Monti anche in contrasto con Berlusconi. Ciononostante se qualche esponente di Scelta Civica si spende per il popolarismo, apriti cielo: Andrea Olivero ha perso il posto da coordinatore per aver partecipato a un convegno, il ministro Mario Mauro è sotto il fuoco amico del suo stesso partito. Ma cosa ci si deve aspettare da chi è stato capogruppo del Ppe? E come gli si può chiedere di andare contro il governo di cui fa parte cercando faticosamente di portare avanti le istanze di Scelta Civica? 

E allora qualcosa non torna. Forse dentro quel partito è in corso un processo che va oltre i singoli casus belli. È un partito mai nato che non ha chiarito la sua identità e non ha trovato nella sua leadership la capacità di armonizzare e costruire. Un partito dove è esploso un conflitto di personalità e dove visioni diverse non hanno saputo e voluto trovare la sintesi che si ripromettevano. 


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