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VOTO DI FIDUCIA/ Fioroni (Pd): non sia il solito "referendum" su Berlusconi

Pubblicazione:mercoledì 2 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 2 ottobre 2013, 12.43

Giuseppe Fioroni (Infophoto) Giuseppe Fioroni (Infophoto)

Non si può votare la fiducia il 2 ottobre e il 5 mattina ricominciare a fare ballare il governo a seconda delle pur legittime aspettative individuali. Per dare risposte alle famiglie italiane, ai nostri figli che non trovano lavoro, all’occupazione che deve riprendere, alla crescita che si deve riavviare, l’Italia ha bisogno di un governo credibile, autorevole e serio. L’esatto contrario di quello che deriverebbe da un voto con i limiti di cui abbiamo parlato.

 

Vede possibile una scissione all’interno del Pdl?

Non mi sono mai occupato delle scissioni che avvengono in casa d’altri. In politica la differenza la fanno le cose in cui si crede, i progetti e i valori che si hanno come riferimento. Se quei progetti e quei valori sono abbandonati per seguire interessi diversi o particolari, ciascuno di noi ne risponde di fronte alla propria coscienza. In quel caso un cambiamento di idea non è una scissione o un tradimento, ma semplicemente un sussulto di dignità in cui ciascuno assume la responsabilità e l’onere delle sue scelte.

 

Se avvenisse una scissione nel Pdl, il Pd potrebbe contare dei transfughi verso il nuovo partito dei moderati?

Non è un problema di Pd, Pdl o quant’altro. L’attuale quadro politico è figlio di uno spartiacque o di un architrave che è Silvio Berlusconi. Quando il Cavaliere non sarà più della partita politica per cause contingenti e personali, sarà inevitabile che il quadro politico sia ridisegnato e adeguato. Le forze politiche saranno chiamate a una sfida che è figlia di questo cambiamento.

 

In che modo avverrà questo cambiamento?

Oggi la sfida è tutta tra chi sta con o contro Berlusconi, domani saranno tutti chiamati a stare insieme sulle cose che vogliamo fare e in cui crediamo. Nessuno un domani potrà più dire: “Con quelli non voglio avere nulla a che fare perché stanno con (o contro) Berlusconi”. Questa svolta è implicita nel mutamento della politica, che non c’entra nulla con quanto faranno due senatori del Pd o tre deputati del Pdl. C’entra con un quadro politico generale che rimedita e si modifica.

 

(Pietro Vernizzi)



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