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VOTO DI FIDUCIA GOVERNO LETTA/ Senato, il discorso integrale del premier

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Questo significherebbe, anche oggi, rinunciare alla riforma indispensabile della politica e delle istituzioni. È una riforma cui tutte le forze di maggioranza si sono solennemente impegnate ad aprile: mai più Porcellum, mai più finanziamento pubblico ai Partiti, mai più storture del bicameralismo paritario. Oggi, in poco tempo, possiamo riformare davvero la politica. I provvedimenti varati dal Governo in questi mesi sono ora all'esame del Parlamento. Se rapidamente discussi e approvati, possono costituire davvero una svolta nel rapporto con una pubblica opinione che, dobbiamo esserne tutti consapevoli, non dà più credito alle promesse e non attende più. Il tempo d'attesa è scaduto. In caso di crisi rischiamo invece di scivolare verso elezioni che potranno sì portare a un raggiustamento nelle percentuali tra un Partito e l'altro, ma rischierebbero - lo sappiamo - di consegnare per l'ennesima volta il Paese all'ingovernabilità. Probabilmente ci troveremmo ancora, dopo le elezioni, per uscirne, le larghe intese perché con questa legge elettorale, questo assetto bicamerale, con questo sistema politico frazionato in quattro o cinque coalizioni, le prossime elezioni rischierebbero di non produrre una chiara maggioranza. Sulle riforme oggi la direzione è tracciata. In questi cinque mesi, in anticipo sul cronoprogramma che ci eravamo imposti e che avevamo deciso insieme in Parlamento, il Comitato dei saggi ha completato un impianto di riforma delle istituzioni ambizioso, moderno ed equilibrato. Non c'è nessun stravolgimento, nessun golpe, nessun attentato ai principi fondamentali della Carta costituzionale, ma solo indicazioni di rotta per cambiare in meglio e rendere finalmente funzionante la democrazia italiana. D'altronde, come si fa a difendere il bicameralismo paritario? Come si fa a non ridurre il numero dei parlamentari e come si fa a non vedere gli intralci e le storture generate dal Titolo V del 2001? Oggi siamo, come dicevo, nelle condizioni di chiudere in anticipo, rispetto alle previsioni iniziali, e di completare, dunque, il percorso di riforma in 12 mesi da oggi. Questa volta ce la possiamo fare; possiamo costituire istituzioni funzionanti e, prima di ogni altra cosa, scrivere, come sta avvenendo qui in Senato, presso la Commissione affari costituzionali, in quanto è materia tipicamente parlamentare ed il Governo è rispettoso dell'iniziativa del Parlamento, una legge elettorale in grado di restituire il diritto di scelta ai cittadini, di consegnare al Paese vincitori e sconfitti, di mettere chi vince nelle condizioni di governare davvero, fuori dalle polemiche per il bene dei cittadini e con il coinvolgimento di tutte le forze politiche dentro e fuori la maggioranza.