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VOTO DI FIDUCIA GOVERNO LETTA/ Senato, il discorso integrale del premier

Pubblicazione:mercoledì 2 ottobre 2013

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Il governo, dunque, intende sostenere e accompagnare attivamente il percorso parlamentare (che oggi, con la procedura di urgenza in atto qui al Senato, è un procedimento concreto) di modifica dell'attuale legge elettorale sia in previsione di una possibile pronuncia della Corte costituzionale sia per evitare il rischio che il Paese possa tornare al voto con l'attuale legge, che toglie ai cittadini il diritto di scegliersi gli eletti e che porta maggioranze diverse, come capita questa volta, nelle due Camere. Un percorso di modifiche che non è in contrasto con la consapevolezza che la legge elettorale andrà poi rivista in base alle scelte di modifica costituzionali in materia di forme di Governo e bicameralismo. Onorevoli senatori, che ce la possiamo fare l'ho detto e ridetto all'infinito a tutti coloro che ho incontrato nelle ultime settimane. Vale per la riforma delle istituzioni, vale a maggior ragione per l'economia e la società. Dopo otto trimestri di contrazione, l'economia italiana si è stabilizzata e avviata verso una graduale ripresa. Abbiamo alle spalle un incubo, abbiamo alle spalle un periodo di recessione senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale; una recessione che segue il decennio perduto. Con la crisi l'Italia ha perso più di otto punti percentuali di PIL, l'Italia ha perso oltre un milione di posti di lavoro; un cataclisma nell'economia, nella società, che porta e ha portato preoccupazione, disagio, disperazione nelle famiglie italiane. È a loro, prima che a chiunque altro, che dobbiamo rendere conto delle nostre azioni; è su di loro che le conseguenze del voto di oggi potrebbero causare danni irreparabili. Per evitarlo, subito, tra pochi giorni, abbiamo l'occasione di fare una nuova politica economica e industriale che si concentri su tre grandi priorità: il rafforzamento della ripresa in atto, il taglio consistente delle tasse sul lavoro e sui lavoratori, un intervento drastico sui fattori che limitano la competitività dell'economia.

Dal suo insediamento il Governo ha investito oltre 12 miliardi di euro, quattro dei quali sul lavoro, la cassa integrazione, gli ammortizzatori sociali e la lotta alla povertà; lo ha fatto in costante e proficuo dialogo con il sindacato e con tutte le parti sociali, ed è stata una buona notizia il documento comune sulla crescita presentato un mese fa dagli imprenditori e i sindacati, documento sul quale siamo pronti oggi al confronto. Il nostro obiettivo, dichiarato da tempo, è un aumento del PIL pari all'un per cento per il 2014 e superiore negli anni successivi. La legge di stabilità è l'occasione per raggiungere questi obiettivi e dimostrare al Paese che il cambiamento è in atto. Questo non significa naturalmente che abbiamo intenzione di arretrare di un millimetro nel processo di risanamento della finanza pubblica, anche perché ogni allentamento delle politiche si riflette pesantemente sui costi di finanziamento del nostro debito. Il risanamento ci ha consentito, grazie ai sacrifici di tutti gli italiani e all'azione degli Esecutivi precedenti e di questo Governo, di uscire a fine giugno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo dell'Unione europea; ci ha permesso finalmente di non essere più sotto esame. Per questo vogliamo e possiamo confermare, con la serietà che ci è richiesta e di cui certo disponiamo, che rispetteremo gli impegni con l'Europa per il 2014: l'indebitamento nominale deve restare e resterà entro la soglia del 3 per cento; l'indebitamento strutturale deve tendere e tenderà rapidamente verso il pareggio; il peso del debito deve ridursi e si ridurrà. Nell'immediato il Governo adotterà le misure necessarie per ricondurre l'indebitamento del 2013 entro il 3 per cento. In questi cinque mesi, onorevoli senatori, abbiamo sostenuto l'economia in primo luogo attraverso la forte accelerazione impressa al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese; un percorso iniziato durante il Governo Monti, che ci eravamo impegnati a velocizzare. L'abbiamo fatto e documentato settimana dopo settimana; a oggi, 2 ottobre, alle imprese sono arrivati 12 miliardi di euro, con un'accelerazione di settimana in settimana. Completeremo il tutto nel 2014, e anche in questo caso non c'è certo bisogno di ricordare che l'eventualità di un Governo debole rallenterebbe o addirittura impedirebbe di portare a compimento il pagamento. Interverremo poi per ridurre i costi delle bollette elettriche e rilanceremo politiche industriali di settore; continueremo interventi specifici a favore delle piccole e medie imprese, cuore del nostro sistema economico e imprenditoriale. In questi mesi, abbiamo inoltre varato leggi a sostegno dell'edilizia eco-compatibile, del mobile-arredo, dell'efficienza energetica delle infrastrutture, iniziative per migliorare la qualità della spesa pubblica e dare sostegno alla domanda interna. Queste azioni proseguiranno nell'ultimo trimestre dell'anno e nel 2014. Non intendo certo qui stilarne la lista (è troppo lunga), ma siamo stati tutt'altro che il Governo del rinvio, lo dico perché voglio far presente che proprio oggi «Il Sole 24 ORE» ha un inserto tutto dedicato al tema dei lavori per la casa, per le infrastrutture, per gli interventi eco-compatibili, antisismici, per il contrasto d'interessi, che rende possibile che quando si chiede una fattura vi sia da una parte l'interesse ad ottenerla e dall'altra parte di chi svolge una funzione l'interesse a farla e a fare tutto alla luce del sole. È la dimostrazione qui che chi parla di Governo del rinvio mente ed è la dimostrazione qui dei fatti concreti che in questi cinque mesi sono stati messi in campo per rilanciare l'economia, i posti di lavoro e le attività del nostro Paese.


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