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SPILLO/ Perché i pm attaccano Napolitano e il Pd non lo difende?

Pubblicazione:domenica 20 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 20 ottobre 2013, 9.25

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Ma è proprio per questa ragione che Giorgio Napolitano è entrato nel mirino come bersaglio da colpire da parte di un composito e variegato schieramento della sinistra-destra giustizialista italiana. Non è un caso che un vecchio ortodosso della sinistra italiana, come il giornalista Giulietto Chiesa, giudichi da mesi Napolitano come "il peggior Presidente della Repubblica che abbia avuto l'Italia".

Vista la portata degli attacchi contro Napolitano, pare quasi che in certi momenti la "questione Berlusconi", vecchia ossessione italiana, sia quasi un grande pretesto per arrivare al vero nocciolo della questione, cioè il ruolo politico e istituzionale del presidente della Repubblica.

Proviamo a mettere in ordine alcuni fatti accaduti nell'arco di un anno e mezzo. Alla vigilia dell'estate del 2012 è la procura di Palermo, con i suoi magistrati militanti e con i suoi procuratori aspiranti leader politici, che coinvolgono Napolitano nella trattativa Stato-mafia, ascoltano le telefonate del Quirinale con l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, vogliono che il presidente vada a deporre in aula. Dovrà intervenire la Consulta, dovrà morire di crepacuore il consigliere Loris D'Ambrosio. Ma la sostanza è che l'avviso a Napolitano è arrivato nel momento giusto: il presidente non si azzardi, come da tempo dice e vuole, a chiedere una riforma della giustizia italiana.

Tutto il variegato "partito dei giudici" si muove con critiche pesanti nei confronti di Napolitano. In fondo, si spera solo che il presidente vada presto in "pensione" e non venga assolutamente rieletto.

Ma il cosiddetto "wishful thinking" è la maledetta formula inglese che provoca sempre delusioni. Il risultato delle politiche di febbraio 2013 infila l'Italia in un impasse inquietante, con i grillini che esplodono sul piano elettorale, con il Pd di Pierluigi Bersani che resta in panne ed è costretto per due mesi a fare la corte all'ex comico genovese, con Mario Monti che fa flop e con Berlusconi che resta ancora in campo. Le speranze di una svolta radical-giustizialista non riesce a realizzarsi. La rielezione di Napolitano arriva dopo un cammino tormentato e tortuoso, con "bruciature" di personaggi pesanti. E nello stresso tempo il presidente, che accetta per dovere di servizio e quasi controvoglia, mette a punto due passaggi cruciali: la formazione di una commissione di saggi per le riforme e soprattutto il varo dell'alleanza delle "larghe intese", che fa saltare i piani di molti protagonisti o aspiranti tali della politica italiana.

C'è sempre chi spera che il nuovo governo di Enrico Letta abbia breve durata, fragilità e fiato corto. Sembra che tutti sperino in un'estate veloce e che l'autunno faccia maturare il "frutto da cogliere", cioè la caduta dell'esecutivo e il ritorno alle urne.


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