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SPILLO/ Perché i pm attaccano Napolitano e il Pd non lo difende?

Pubblicazione:domenica 20 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 20 ottobre 2013, 9.25

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

È in questo quadro che Bersani diventa sempre più cupo e defilato; che Matteo Renzi si trasforma in uno sgomitante comprimario che sbanda a destra e a sinistra, a seconda delle convenienze elettorali interne ed esterne al Pd; che Beppe Grillo alza i toni delle sue intemerate contro il Quirinale; che ogni tanto il "partito giudiziario" rispolvera coinvolgimenti di Napolitano nei processi sulla trattativa Stato-mafia.

Quando esplode il caso Berlusconi, dopo la sentenza della Cassazione, l'appuntamento d'autunno del Governo sembra già apparecchiato e le speranze si moltiplicano, così come gli attacchi a Napolitano. Si sprecano le questioni su una sorta di "presidenzialismo anomalo e di fatto", sul ruolo di "non garante della Costituzione". Per affondare il colpo contro il Governo Letta, ma soprattutto contro Napolitano, si arriva alla manifestazione di piazza in "difesa della Costituzione", dove scandiscono una difesa anacronistica (come "guardiani della rivoluzione" khomeinista) uomini come il leader della Fiom, Maurizio Landini, e i leader dell'ortodossia immobilistica come Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. Questa volta il piano sembra riuscire, perché il caso Berlusconi spacca persino il Pdl, il Governo è alle prese con manovre e manovrine decisive e macchinose, lo stesso Napolitano deve inviare alle Camere un messaggio sullo stato delle carceri italiane, che rappresenta una vergogna internazionale, e che va in realtà a colpire il sistema-giustizia dell'Italia, alimentando così ulteriori polemiche roventi.

Ma anche in questa occasione Napolitano riesce a districarsi in un campo veramente minato e la delusione dei tanti avversari si moltiplica e si attesta su dichiarazioni d'accusa sempre più forti. Il braccio di ferro continua e il gioco si fa ancora più duro.

Ora il Governo sembra avere più respiro e lo stato di necessità sembra averlo trasformato in un esecutivo di più lunga durata rispetto alla prassi italiana. Ma le insidie e i colpi contro il Governo e contro il Quirinale sono sempre dietro l'angolo e il terreno resta sempre minato. Berlusconi è ormai solo una comparsa sullo scenario italiano. I veri problemi per Napolitano vengono da una debolezza ancora marcata del Governo, che gli rimbalza inevitabilmente addosso, e da una situazione internazionale che è sempre ingarbugliata. Fino ad arrivare all'ultimo colpo di teatro, quando la Corte d'assise di Palermo, che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia, ammette la richiesta della Procura di citare Napolitano a deporre.

Germania e Stati Uniti sono sempre alle prese con i loro problemi e interpretano due linee di politica economica differente. Barack Obama pensa a un'uscita dalla grande crisi finanziaria con inflazione e svalutazione, Angela Merkel controbatte con il suo rigore, che premia soprattutto la Germania. Scelte contrapposte anche in vista di un accordo sul mercato transatlantico.

L'Italia può puntare su un accordo flessibile tra i due grandi protagonisti e sperare che le leggi della politica internazionale non portino, tra segreterie di Stato e poteri finanziari internazionali, allo sgretolamento e alla marginalizzazione del Paese. Una partita molto difficile.



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