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Politica

DOPO MONTI/ Adinolfi: la Scelta civica del prof e di Ichino può andare con Renzi

Secondo MARIO ADINOLFI, l’esperienza montiana rappresenta tuttora un’istanza riformatrice destinata a riempiere un vuoto politico. I montiani potrebbero dar vita ad un centro riformista

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Non si è mai visto un Monti tanto rancoroso e vendicativo. L’ex premier ed ora anche ex leader di Scelta civica, durante la trasmissione In ½ Ora, ha spiegato all’Annunziata che la scelta di Daria Bignardi - «la sua collega, e collega è dire molto» - di mettergli in braccio un cagnolino durante Le Invasioni Barbariche fu una trovata «molto scorretta». Addirittura. Ma questo è folklore. Quel che conta è la lettura politica del senatore a vita: il governo è schiacciato sulle posizioni del Pdl, «si scrive Letta ma si legge Brunetta», ha datto. Resta il fatto che l’uscita dal partito da lui stesso fondato prelude a vari riposizionamenti. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Mario Adinolfi, blogger e giornalista.

Lei come interpreta le affermazioni di Monti?

Monti, fondamentalmente, ha detto la verità su molti aspetti. Durante l’intervista di ieri, e in altre occasioni, ha fatto presente che l’errore chiave fu l’apparentamento con Fli e l’Udc. L’esperienza montiana avrebbe avuto senso se avesse rappresentato una sorta di grillismo di centro. Stare con Casini e Fini ha significato imbarcare quanto restava di più vecchio della prima Repubblica. Io stesso, ho votato Scelta civica solo alla Camera, perché al Senato erano candidati loro due. Insomma, l’analisi di Monti è tardiva ma giusta.

Senza Fini e Casini cosa sarebbe cambiato?

Beh, Scelta civica avrebbe preso molti più voti. Ma ci rendiamo conto che, dopo anni di impasse, Monti era arrivato al governo e in una settimana ha fatto la riforma delle pensioni, la riforma del lavoro e la legge Severino? E' stato il protagonista di una stagione in cui il riformismo sembrava una strada possibile.

La riforma delle pensioni è stata un disastro, sconfessato all’unanimità da tutte le forze politiche, dalle parti sociali e dal mondo accademico. Piace all’Europa perché, all’epoca, sembrava che avrebbe sistemato il nostro bilancio

E le pare poco? La riforma delle pensioni è stata un passo importantissimo. I nati dopo il 1970 hanno un barlume di speranza di poter vedere, un giorno, la pensione grazie ai miliardi risparmiati dalla riforma Fornero.

Ora, Monti, che fa senza un partito che lo candida?