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Politica

SPILLO/ La scalata di Renzi, modello "Berlusconi '94"

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Siamo ben lontani dalla sinistra in cui nel Pci, di fronte alla crisi economica degli anni 70, si esortava a "sacrifici senza contropartite". Il risultato è che Renzi intervistato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera da Aldo Cazzullo, continua a tergiversare circa i contenuti di una politica economica: "Quando toccherà a noi parleremo chiaro". E cioè, nel corso delle "primarie" del Pd, si dà per scontato che si vada in giro promettendo "l'asino che vola". Anche Veltroni, che pur lo appoggia, vede in Renzi scarsa "profondità". 

D'altra parte la necessità di mantenere un quadro di "larghe intese" deriva dalla priorità di provvedimenti urgenti come la modifica della legge elettorale. Aver introdotto il maggioritario senza modificare la Costituzione ha determinato un'alterazione di tutta l'architettura delle figure di garanzia che erano previste e definite nel 1947 dall'Assemblea Costituente in un quadro di sistema proporzionale. Ad esempio la maggioranza qualificata dei 2/3 della Camera secondo i Costituenti è evidentemente su base proporzionale mentre oggi può rispecchiare la volontà di una minoranza dell'elettorato. Con il "porcellum" oggi è possibile, sulla base di un consenso nettamente minoritario, imporre presidenza della Repubblica e maggioranza della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura. Purtroppo la Corte costituzionale ha lasciato fare e solo recentemente – dopo una vera e propria "campagna" in cui si è esposto in prima persona il presidente Giorgio Napolitano – i giudici, da anni inerti, si sono degnati di svegliarsi e di ammettere che forse tale situazione non è precisamente nello spirito e nella lettera della Carta.

Le "larghe intese" non sono certo una soluzione ottimale, ma né "il rottamatore" del Pd né "lo spirito del '94" del Pdl riescono ancora a prospettare schieramenti, leadership e programmi con sufficiente spina dorsale per affrontare da soli le difficoltà in cui siamo.

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