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Politica

SCENARIO/ Sapelli: il risiko del centro fa "gongolare" Beppe Grillo

Una parte del mondo imprenditoriale e dello scacchiere politico sembrano voler creare un nuovo centro. L’analisi di GIULIO SAPELLI sulle manovre in atto e le relative conseguenze

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

Ciò che rimane della grande borghesia italiana è in movimento. S’intenda bene ciò che voglio dire: grande borghesia come quella attiva e operante sino agli anni Novanta - che hanno significato lo sradicamento della grande impresa pubblica italiana e di conseguenza anche di quella privata - non ne esiste più. Essa non solo si è rivelata incapace di ereditare quella pubblica tramite le privatizzazioni, ma dalla globalizzazione è stata o travolta o integrata in forma subalterna come documenta bene, da manuale, il caso Fiat e in più ridotta scala, trasformando la tragedia in farsa, il caso Mediobanca. Solo Generali resiste, ma non si può più dire che aggreghi la grande borghesia, bensì i frammenti di classi alte dilacerate dai contrasti e dalle rivalità e dai reciprochi veti.

Il declino dell’industria pubblica è stato anche quello della grande borghesia, ch’era l’essenza del privatismo, e quindi su questo punto un giorno o l’altro varrà la pena di meditare. L’integrazione subalterna anch’essa non ha funzionato in politica. Monti è stato distrutto dalla sua mediocrità, certo, ma anche dal fatto che non c’è spazio, nella frantumazione sociale crescente, per un centro neo-partitico che riesca nel mentre a esser fedele all’egemonia tedesca e altresì agli Usa, che, crisi o non crisi, l’Italia non l’hanno ancora lasciata e sono ben decisi a dir la loro e nel Mediterraneo e in un Paese con 60 milioni di potenziali consumatori.

Stare tra Germania e Usa richiede una capacità di mediazione indiscussa che al rigido Monti non apparteneva certamente. Ora, però, le critiche salgono dalle imprese, dalle piccole e medie e soprattutto da quella particolarissima società politica che è il mondo dell’associazionismo imprenditoriale, Confindustriale in testa, Rete Imprese Italia a seguire, ossia il “deritismo” fatto associazione, e poi anche Coldiretti, ossia il potentissimo mondo agricolo che non riesce però mai a far sentire la sua voce, sempre tradito in Europa da ministri imbelli e incapaci di ribaltare il potere tedesco-olandese, con i francesi a far di tutto per far da sé e quindi per favorire di fatto il duo dominante e indebolire l’Italia a vantaggio della Spagna.

Questa composita alta piccola e piccolissima borghesia, e uno o più spezzoni di rappresentanza di quella richiamata società politica, sta preparandosi a scendere in campo. Questa volta forse si fa sul serio È significativo infatti - ora che il gioco si fa duro - che Montezemolo sia scomparso e stia rinserrato nei suoi possedimenti senza proferir parola. Mentre invece Guido Barilla, l’amico Corrado Passera e Luigi Marini, potente leader degli agricoltori di origine democristiana, stanno lavorando per fare quello che non riuscì a Monti e poi a Todi: sull’asse del mondo cattolico organizzato nella rappresentanza funzionale, costruire un trampolino di lancio per non cattolici moderati atti a formare un nuovo partito a difesa della produzione italiana.


COMMENTI
22/10/2013 - Conclusione: (Ruben Varisco)

Abbiamo il governo che meritiamo