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LEGGE ELETTORALE/ Pasquino: qualcuno dica a Renzi che il suo bipolarismo non esiste

Pubblicazione:mercoledì 23 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 23 ottobre 2013, 8.54

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Per la precisione, Pd e Pdl possono cercare di costruire una legge elettorale che abbia buone probabilità di svantaggiare un partito che non vuole allearsi con nessuno. Grillo, tuttavia, potrebbe a quel punto dirsi disponibile ad allearsi con quanti appoggiano il suo programma o almeno alcuni dei suoi punti. Analogo ragionamento, si può fare per i partiti di centro.

 

Nell’ipotesi che l’M5S (o una formazione di centro) si ostini a correre da solo, quale sarebbe la legge elettorale che lo svantaggerebbe di più?

La legge elettorale migliore per chi vuole correre da solo è, ovviamente, quella proporzionale. Specialmente, per chi gode di un consenso spalmato su tutto il territorio. Per un movimento estremamente concentrato in una data zona, come la Lega, invece, non è necessario. Contestualmente, meno sarà proporzionale la legge, più l’M5S e gli altri partiti di centro risulteranno svantaggiati. In particolare, con il doppio turno alla francese i grillini entrerebbero in Parlamento, ma non di certo con il 25% dei consensi.

 

La legge elettorale dovrebbe essere il frutto di un accordo tra i partiti. Considerando che sono tutti spaccati al proprio interno, si troverà mai un’intesa?

Se una delle forze politiche disponesse della maggioranza necessaria, potrebbe approvare la legge da sola, come fece il centrodestra con il Porcellum. Ma nessuna di  quelle attuali, da sola, ha la maggioranza. Detto questo, le probabilità che questo Parlamento riformi il sistema elettorale sono minime. Del resto, Napolitano non ha forse detto che finché il sistema non sarà riformato, non scioglierà le Camere? Ecco, nessuno tra i deputati e i senatori ci tiene a perdere la poltrona anzitempo.

 

Sono minime ma ci sono, quindi. Quale potrebbe essere la formula più condivisa?

L’unica legge elettorale che può essere fatta da un Parlamento di questo genere è una legge proporzionale decente, che tuteli le posizioni di chi già fa parte delle Camere. Probabilmente, sarà qualcosa di simile a quella attuale, ma senza premio di maggioranza.

 

Non si potrebbe alzare la soglia necessaria per ottenere il premio?

Sì, ma dato che si parla di almeno il 35-40% dei consensi, allo stato attuale, nessuno la raggiungerebbe.

 

Quale potrebbe essere la legge maggiormente in grado garantire la governabilità del Paese?

Anzitutto, ai partiti, più che la governabilità, interessa preservare le poltrone. Certo, senza le seconde può anche darsi che non si riesca a garantire la prima. Tuttavia, negli altri Paesi, rispetto alla due esigenze si è sempre trovato un certo equilibrio. E’ anche vero, inoltre, che se nessun sistema elettorale è perfetto, ne esistono alcuni migliori di altri, sperimentati in Paesi che hanno governi che funzionano. Mi riferisco alla legge elettorale tedesca e al doppio turno alla francese. Invece che ipotizzare strani mix, sarebbe meglio che le forze politiche assumessero per intero uno di questi due modelli.  

 

(Paolo Nessi)




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COMMENTI
24/10/2013 - Non dimenticare don Camillo e Peppone! (Luigi PATRINI)

L'analisi di Pasquino è sintetica (troppo), ma certamente efficace e condivisibile. Per il Parlamento la legge elettorale più vantaggiosa e utile mi pare quella alla tedesca (costringe ad alleanze più stabili), però bisogna introdurre le preferenze: almeno due, perché si possa votare chi è corretto e conosci magari personalmente e chi si ritiene il migliore e più adatto. La migliore legge mi pare attualmente quella per il Parlamento Europeo (proporzionale con tre preferenze). Concordo che il bipolarismo non esiste in Italia: abbiamo una tradizione ricca e variegata e il bipolarismo non favorisce una seria politica inclusiva, ma crea solo tifoserie e lobbies. Ambrogio diceva che la politica deve costruire l'amicizia tra gli uomini, perciò deve essere fondata su un dialogo serio (e inevitabilmente identitario) e capace di unire in forme di collaborazione dialogica e dialogante. A Renzi bisognerebbe dire anche che non è ben chiaro che cosa c'entri lui con la tradizione da cui proviene il PD, ma bisognerebbe chiederlo anche a diversi cattolici che militano in quell'area: che c'entrano con la tradizione popolare che fu di una parte non piccola del PCI? Perché non ricostruiscono secondo il modello popolare sturziano che fu del Movimento Cattolico? Non per rifare la DC, ma per costruire un serio Partito Popolare Italiano che aderisca al Partito Popolare Europeo! Già Peppone e don Camillo sapevano lavorare insieme, senza perdere la loro identità...