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LEGGE ELETTORALE/ Pasquino: qualcuno dica a Renzi che il suo bipolarismo non esiste

Le attuali forza politiche, spiega GIANFRANCO PASQUINO, con ogni probabilità non riformeranno la legge elettorale. Al massimo, miglioreranno leggermente quella attuale

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Se Renzi, come è verosimile, dovesse vincere le primarie e diventare segretario del Pd, che legge elettorale proporrà il suo partito? Il sindaco di Firenze, sul videoforum di Repubblica, ha spiegato che i democratici, storicamente, si sono sempre schierati in favore del maggioritario a doppio turno; ma anche che, per lui, l’ideale sarebbe quella in vigore nei Comuni superiori ai 15mila abitanti. L’importante – ha specificato -, è scongiurare nuove larghe intese ed esser certi, la sera stessa delle elezioni, di chi ha vinto. Poi, ha sottolineato che, in ogni caso, sul meccanismo formale è ammessa una certa flessibilità. Infine, ha aggiunto: «Non sono affezionato al primo, al secondo turno, al preliminare di Champions...». L’unica cosa certa, quindi, è che lui, come buona parte di Pd e Pdl, spinge per un rafforzamento del bipolarismo. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica nell’Università di Bologna.


Renzi ha espresso una preferenza per il sistema di elezione dei sindaci.

E sbaglia. Un conto è eleggere il sindaco di un Comune, dove sono ben pochi i seggi a disposizione, un altro dar vita ad un Parlamento nazionale. Il sistema in vigore nei Comuni prevede il ballottaggio tra i due candidati più votati. Il doppio turno alla francese a cui genericamente Renzi si richiama, invece, prevede (per il Parlamento, perché stiamo parlando di questo, e non delle presidenziali) -, un doppio turno che consenta di avere anche più di due candidati, obbligando a stingere della alleanze, in certi casi, preventive. Oltretutto, il modello comunale include un premio di maggioranza che, a livello nazionale, la Corte costituzionale si accinge a bocciare.


Il sindaco di Firenze ha anche fatto presente che sul numero di turni non sarà così rigido.

La sua non è flessibilità. Semplicemente, è vago. Non sa esattamente cosa vuole ottenere.


In ogni caso, sia il Pd che il Pdl sostengono che il bipolarismo vada rafforzato.

Il bipolarismo lo abbiamo avuto perché, effettivamente, si erano formati due poli. Esso, infatti, è anzitutto il frutto del comportamento dei dirigenti politici e dell’elettorato. Non della legge elettorale. In Italia si è prodotto nel momento in cui, attorno a Berlusconi, si era radunata la destra, anche quella estrema, come era considerata all’epoca Alleanza nazionale; e, attorno a Occhetto, la sinistra, compresa Rifondazione. In Germania, nonostante sia in vigore un sistema proporzionale, c’è il bipolarismo. Quindi, il sistema elettorale può, al massimo, incoraggiarlo.


Pd e Pdl potrebbero usare la legge elettorale come arma contro l’M5S o contro un’eventuale formazione di centro?


COMMENTI
24/10/2013 - Non dimenticare don Camillo e Peppone! (Luigi PATRINI)

L'analisi di Pasquino è sintetica (troppo), ma certamente efficace e condivisibile. Per il Parlamento la legge elettorale più vantaggiosa e utile mi pare quella alla tedesca (costringe ad alleanze più stabili), però bisogna introdurre le preferenze: almeno due, perché si possa votare chi è corretto e conosci magari personalmente e chi si ritiene il migliore e più adatto. La migliore legge mi pare attualmente quella per il Parlamento Europeo (proporzionale con tre preferenze). Concordo che il bipolarismo non esiste in Italia: abbiamo una tradizione ricca e variegata e il bipolarismo non favorisce una seria politica inclusiva, ma crea solo tifoserie e lobbies. Ambrogio diceva che la politica deve costruire l'amicizia tra gli uomini, perciò deve essere fondata su un dialogo serio (e inevitabilmente identitario) e capace di unire in forme di collaborazione dialogica e dialogante. A Renzi bisognerebbe dire anche che non è ben chiaro che cosa c'entri lui con la tradizione da cui proviene il PD, ma bisognerebbe chiederlo anche a diversi cattolici che militano in quell'area: che c'entrano con la tradizione popolare che fu di una parte non piccola del PCI? Perché non ricostruiscono secondo il modello popolare sturziano che fu del Movimento Cattolico? Non per rifare la DC, ma per costruire un serio Partito Popolare Italiano che aderisca al Partito Popolare Europeo! Già Peppone e don Camillo sapevano lavorare insieme, senza perdere la loro identità...