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Politica

DIETRO LE QUINTE/ I piani di Berlusconi per vendicarsi di Alfano e Letta

Enrico Letta (Infophoto)Enrico Letta (Infophoto)

Di sicuro quello che sembrava il vincitore della partita sulla fiducia di inizio ottobre è oggi messo alle corde dalla rimonta dei falchi e da sondaggi, tanto riservati quanto impietosi, secondo i quali un partito delle colombe senza Berlusconi farebbe fatica a superare la soglia del 4%, che vale sia per il parlamento, sia per le elezioni europee del prossimo maggio.

A Fitto Alfano ha esposto la sua idea di nuova Casa delle libertà, un'alleanza ampia composta da una pluralità di partiti, dai centristi di Mauro e Casini sino a Lega, Destra e Fratelli d'Italia. Un nuovo centrodestra modello 2001, di cui Berlusconi rimarrebbe il leader, ma dove sarebbe più facile far convivere anime diverse e sempre più distanziate fra di loro come quelle che oggi convivono dentro il Pdl/Forza Italia.

L'ex ministro pugliese non è parso convinto: la pressione sua e dei lealisti è perché Berlusconi riprenda in mano il partito, anche se questo dovesse provocare lacerazioni. Per paura delle conseguenze, però, nessuno se la sente di fare la prima mossa, quindi la situazione è in stallo e si trascina in mezzo a una guerra delle cene tra i maggiorenti delle due fazioni, che si ritrovano quasi ogni sera per fare il punto sulla giornata di quella che assomiglia sempre di più a una guerra di trincea e di logoramento. 

Questo precario equilibrio potrebbe durare sino al voto sulla decadenza di Berlusconi dal Senato. Da quel momento in avanti le cose potrebbero subire una forte accelerazione. Sino ad allora anche la navigazione del governo dovrebbe continuare, pur tra mille scogli da superare ogni giorno. 

Berlusconi non ha ancora deciso il da farsi, e cambia idea di frequente. Di sicuro pecca di ottimismo chi dice che oggi il governo è al riparo da brutte sorprese sino alla primavera del 2015. L'equazione fra decadenza e crisi esiste eccome, e Maria Stella Gelmini, appartenente allo stato maggiore dei lealisti, lo ha fatto sapere con estrema chiarezza. Anche Letta è avvisato, ma muovendosi fra ben tre instabilità (quella del Pdl, quella del Pd e quella di Scelta Civica), fa fatica a parare tutti i colpi e certo con la legge di stabilità non ha entusiasmato nessuno.

Nel momento in cui il Cavaliere non sarà più parlamentare, al governo la terra potrebbe mancare sotto i piedi da un momento all'altro. Colpa di un Berlusconi ferito a morte, ma non ancora morto. Ma potrebbe essere anche Matteo Renzi, in sella al Pd poco prima di Natale, a prendersi la responsabilità di staccare a gennaio la spina alle larghe intese.

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COMMENTI
24/10/2013 - Chi pecora si fa lupo se la mangia (Carlo Cerofolini)

È ovvio: chi pecora si fa lupo se la mangia. Inoltre pensare di rifare una Cdl con dentro nuovamente soggetti politici – già scaduti - di lungo corso e nessuna sostanza è una situazione che gli elettori del centrodestra non se la meritano e che certamente non riscuoterà successo elettorale, anzi. Non è che Fini docet?