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DIETRO LE QUINTE/ I piani di Berlusconi per vendicarsi di Alfano e Letta

La guerra interna al Pdl tra falchi e colombe è molto più che "fredda" e potrebbe esplodere. Tutti gli elementi che possono far saltare gli equilibri. ANSELMO DEL DUCA

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Una sola certezza nel gran marasma del Pdl: il 2015 rimane dannatamente lontano, e il governo Letta-Alfano continua a camminare sul filo del rasoio. Due ore di faccia a faccia fra Raffaele Fitto e il vicepremier non hanno sortito alcun riavvicinamento, e l'ultima parola rimane demandata a Berlusconi.

Fra falchi e colombe non è nemmeno tregua, è continuo scambio di segnali che i coltelli vengono affilati sempre più, da una parte e dall'altra. Agli alfaniani non è andato giù il mancato voto di una ventina di lealisti in Senato per il disegno di legge costituzionale sull'iter delle riforme. Se il governo non è caduto è solo per il provvidenziale soccorso verde della Lega, che con la sua pattuglia ha consentito di superare la soglia dei 2/3 dei voti, necessaria per evitare la possibilità del ricorso al referendum confermativo. Per Formigoni un agguato premeditato, fallito solo per una casualità. E Quagliariello era pronto a dimettersi da ministro se la votazione fosse andata male.

Al contrario, i falchi rinfacciano alle colombe un atteggiamento troppo accondiscendente verso il Pd. Il documento dei 24 senatori contro la crisi di governo è giudicato come la certificazione della debolezza del Pdl. Se la minaccia della crisi viene spazzata via dal tavolo, fra i democratici in cerca d'autore riemerge prepotente la tentazione di trattare i berlusconiani da comprimari. Ed è quanto successo con l'elezione di Rosy Bindi a presidente della commissione parlamentare antimafia e con la bocciatura della candidatura di Riccardo Villari a presidente dell'autorità portuale di Napoli.

Due schiaffi in meno di 24 ore, che hanno però contribuito a far accendere la spia di allarme anche nella testa di Angelino Alfano. Se ne aveva ancora bisogno il segretario-vicepremier, ha avuto la prova che un Pdl diviso sarebbe facile preda di un Pd che farebbe valere la dura legge dei numeri su ogni questione. 

Ecco perché Alfano sta cercando di frenare quanti fra i suoi sostenitori premono per una scissione in tempi ravvicinati: si salverebbe il governo, ma si diventerebbe satelliti di un Pd che fra 50 giorni avrà un nuovo segretario il quale potrebbe virare bruscamente la linea del partito verso le urne a primavera. E che mostra una gran voglia di seppellire le larghe intese, come dimostra l'intenzione di procedere a maggioranza sulla legge elettorale, strappando questo tema già incardinato al Senato per spostare la discussione alla Camera.

Alfano è il primo a essersi reso conto del valore dell'unità del Pdl, e lo ha spiegato anche a Fitto, con il quale però è stato impossibile raggiungere un accordo per una convivenza pacifica.


COMMENTI
24/10/2013 - Chi pecora si fa lupo se la mangia (Carlo Cerofolini)

È ovvio: chi pecora si fa lupo se la mangia. Inoltre pensare di rifare una Cdl con dentro nuovamente soggetti politici – già scaduti - di lungo corso e nessuna sostanza è una situazione che gli elettori del centrodestra non se la meritano e che certamente non riscuoterà successo elettorale, anzi. Non è che Fini docet?