BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Il padre (spacciatore), il figlio e il bidello: ecco la "normalità" che non vogliamo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Alcuni anni fa sono stato in Sicilia. Ho visto un microcosmo attraversato in lungo e in largo da quei codici ancestrali, primordiali, che hanno la forza dell’evidenza per chi li usa e vive ogni giorno: si fa così, e basta; si è, dunque, così, e basta. Un altro mondo, nel senso più stringente del termine: c’è qualcosa di “altro” che, all’occhio e ai sensi del forestiero – diciamo pure: straniero, estraneo a quel sistema comunicativo – sfugge, eppure, lo si creda o meno, questo assurdo cosmico inchioda lì sul posto. A Catania, in pieno centro, agosto, un caldo bestiale, noi in macchina e davanti un furgoncino della “monnezza”, come si dice a Roma; escono i due operatori ecologici, cioè, in italiano, gli spazzini di turno, inchiodando il furgone in mezzo alla strada, e vanno a farsi un bel gelato, intrattenendosi in beate conversazioni con la gente del posto, femmine soprattutto, perché, si sa, il “masculo” è attivo fin dalle prime ore del giorno: tutto regolare. Passano auto di vigili urbani, niente, li superano tranquilli, anzi salutano: la calda tribù si riconosce in questi riti e miti.

Un altro mondo, appunto. Cos’è “normale”? Ciò che è statisticamente riconducibile a qualche variabile testata e riconosciuta come universale, ma se da quelle parti non si riconosce neanche il senso comune e le pratiche comuni del quotidiano, di che stiamo parlando?

Ecco, ciò che è accaduto a Palermo, di cui farò menzione tra un istante, fa parte della medesima variabile cosmica del caos: tutto va ben, madama la marchesa. Il caos dentro e fuori è un unico Caos e si spiaccica su ogni frammento della realtà, dagli spazzini che piantano il furgone sulla via per fare gli affaracci loro, con la polizia a legittimare il tutto, al delirio di cui ora darò conto.

I fatti. A Palermo abbiamo un bambino di 3 anni, che ha un padre spacciatore. Nella famiglia tutti sanno e l’omertà vige incontrastata. A un certo punto, il bambino ha svelato al bidello della scuola quale fosse realmente l’attività del padre: papà spaccia, caro bidello. Il padre spacciatore, ora agli arresti nelle patrie galere (chissà quanto ci rimarrà, poco immagino), viene anche intercettato e, in un colloquio con il boss dell’organizzazione di cui fa parte, si rammarica del comportamento del figlio di tre anni e mezzo.

Formidabile colloquio: «Ripete tutto - diceva all'amico -: è andato a dire mio padre vende il fumo ed è venuto il bidello della scuola: vedi che tuo figlio mi disse così e io che dovevo fare? Gli ho levato i giocattoli, la playstation».


  PAG. SUCC. >