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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Ceccanti: un "premio" per far fuori il centro e Beppe Grillo

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Nel frattempo, perché questo percorso avanzi, c’è però bisogno che sul piano politico sia nel centrosinistra, dove tutto è più chiaro grazie alle primarie, sia nel centrodestra, dove invece la persistenza di Berlusconi rende tutto più contorto, avanzi una ristrutturazione intorno a due forze entrambi a vocazione maggioritaria, che non cercano né puntelli centristi ai propri limiti né dipendano solo da una persona. Il successo di una riforma per una stabile democrazia governante si salda con queste necessarie evoluzioni politiche. Più esse saranno rapide e chiare, più il terreno sarà prosciugato anche dalla protesta anti-sistema.

I due relatori in commissione Affari costituzionali al Senato hanno cercato di superare lo stallo. Tuttavia nella loro bozza si dice che non c'è l'accordo sul punto chiave, ovvero cosa succede se non si raggiunge la soglia che viene introdotta per assegnare il premio. Fare come nei comuni, cioè il ballottaggio, significa infatti avere un vincitore; rinunciare al secondo turno e non dare il premio o darne uno piccolo significa produrre larghe intese a oltranza, cioè peggiorare la legge. Il primo scenario sarebbe certo da perseguire, il secondo da evitare ad ogni costo anche qualora fosse prospettato come una soluzione transitoria.

Quest'ultima, ammesso che poi si riveli davvero tale, è accettabile solo se si avvicina alla soluzione a regime, se invece dovesse andare in senso opposto sarebbe con tutta evidenza una scelta schizofrenica. Quando si devono fare tre passi avanti a regime non avrebbe alcun senso votare una transitoria che nel frattempo, anziché avanzare, ci farebbe fare qualche passo indietro. Peggio di stare fermi.

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