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(RI)FORZA ITALIA/ Rondolino: la scissione del Pdl? Dipende dalla legge elettorale...

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto) Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

No, nel modo più assoluto. Le culture politiche non coincidono con la storia personale dei politici. Si tratta di movimenti storici, forze reali del Paese. Oggi, quelle culture politiche sono tramontate. Per intenderci, il fatto che Alfano, Letta e Renzi, da giovani abbiamo frequentato quel che restava della Dc, non significa nulla. Oggi, il primo fa parte della nuova destra italiana, gli altri due della nuova sinistra.

 

Quindi, la scissione ci sarà o no?

Non ne vedo la necessità. I governativi, forse, sono maggioranza nel gruppo parlamentare, i lealisti lo sono nel partito. E’ una situazione di stallo. Che può facilmente durare.

 

Anche dopo la fine di questo governo?

Se si andrà ad elezioni con un sistema proporzionale puro, può anche darsi che ciascuno decida di correre per sé. Ma, se si manterrà un meccanismo maggioritario, per le due destre è conveniente restare unite.

 

In commissione Affari costituzionali si sta studiando una meccanismo proporzionale, con un premio di maggioranza che, alla Camera, conferisce il 55% dei seggi a chi (partito o coalizione) raggiunge il 40% dei consensi.

Appunto: i partiti sono ulteriormente incentivati ad allearsi per raggiungere tale soglia.

 

Che fine farà il progetto neocentrista?

Credo che, in realtà, non sia mai esistito. A meno che non si intenda con esso la costruzione di un nuovo centrodestra a egemonia popolare in cui ci sia una minoranza berlusconiana. In tal senso, Alfano farebbe bene a rispolverare il progetto iniziale: conquistare, con i suoi, il partito. Farebbe il suo bene e quello dell’Italia, che ha bisogno di due grandi formazioni.  I partiti di centro veri e propri, invece, provano ad affermarsi almeno dal ’94 ma, sistematicamente, vanno incontro al fallimento.

 

(Paolo Nessi)

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