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Politica

(RI)FORZA ITALIA/ Rondolino: la scissione del Pdl? Dipende dalla legge elettorale...

FABRIZIO RONDOLINO spiega perché, nonostante la frattura tra lealisti e alfaniani e la decisione dell’ufficio di presidenza di tornare a Forza Italia, la scissione non conviene a nessuno

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

Cosa comportano, esattamente, gli esiti della riunione dell’Ufficio di presidenza del Pdl? La risposta non è scontata. Perché, indubbiamente, è sempre stato Berlusconi a farla da padrone nel partito, essendo suo. E’ anche vero, tuttavia, che con il voto di fiducia al governo del 2 ottobre, quando l’ex premier fu costretto a votarsi contro, è emersa per la prima volta una componente in grado di metterlo in seria difficoltà. E se il vertice di ieri sera, disertato dai “governasti”, ha deciso l’azzeramento di tutte le cariche e il ritorno a Forza Italia, non è detto che Alfano e i suoi non si impuntino per far valere le regole che il Pdl ha pur sempre deciso di darsi. L’Ufficio di presidenza, infatti, per poter cancellare il Pdl deve ottenere la maggioranza dei due terzi del Consiglio nazionale. Comunque vada, lo strappo è stato piuttosto pesante. Ora che succede? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.


Ora cosa fanno i ministri del Pdl e gli altri “disertori”?

Difficile dire cos’abbiamo effettivamente in mente Alfano e i suoi. Di certo, la mossa che gli conviene di più, è stare fermi.

Perché?

Anche se i falchi o i lealisti hanno cambiato etichetta al partito, e azzerato gli organismi dirigenti, resta il fatto che ci sono 24 senatori che hanno sottoscritto un documento in cui dicono che sosteranno il governo senza se e senza ma. Qualsiasi operazione di marketing faccia il centrodestra, quindi, la sostanza non cambia: se quei senatori non cambiano idea, il governo continua ad avere una maggioranza.

Lei crede che gli alfaniani si definiscano esclusivamente in rapporto al sostegno al governo?

Non c’è dubbio.

Costoro, però, sostengono di voler stare in un partito europeista, popolare e moderato, e che Forza Italia è una cosa ben diversa.

Sciocchezze. Gran parte di queste persone fa parte dei fondatori della prima Forza Italia. Mi pare che le loro obiezioni siano campate per aria. L’appartenenza alla diverse famiglie politiche non è di certo oggetto di divisione. Ci sono popolari, socialisti, democristiani e liberali sia tra i governativi che tra i lealisti, anche se, ovviamente, in percentuale variabile. Del resto, il centrodestra italiano è un unicum nel panorama europeo, perché ha ereditato l'esperienza del pentapartito. L’unico reale punto di dissenso è il sostegno o meno al governo. Che non è questione da poco. Coinvolge, infatti, anche il dopo-Berlusconi, e l’ipotesi di dar nuovamente vita o meno alle larghe intese.

Nel dopo-Berlusconi non crede che si possano ricostituire le famiglie politiche di appartenenza dei vari politici?