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LEGGE ELETTORALE/ Bruno (relatore Pdl): semi-presidenzialismo e (per ora) no doppio turno

Il 3/12, fa presente DONATO BRUNO, la Consulta, con ogni probabilità, boccerà il Porcellum. Prima di allora, sarà necessario aver trovato un accordo di riforma, ancorché al ribasso

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La sintesi ancora non è stata trovata. Per lo meno, in commissione Affari costituzionali, i principali partiti hanno definito i punti sui quali non sono d’accordo. E quei pochi sui quali, in linea di massima, non dovrebbero esserci problemi. Che poi, si riducono ad uno, al ritorno, cioè, ad un sistema proporzionale. Per il resto, il Pd vuole la reintroduzione delle preferenze, il Pdl no; il Pd, inoltre, crede che l’unico modo per garantire la governabilità sia l’introduzione del doppio turno, il Pdl è convinto del contrario. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con il senatore del Pdl Donato Bruno, relatore in commissione sulla riforma della sistema elettorale.


Ci spieghi il disaccordo sul doppio turno.

Una cosa sono le richiese dei partiti, un’altra è cio che sta emergendo dal dibattito in commissione; ora, dato che anche il capogruppo dell’M5S ha fatto sapere che di doppio turno non ne vogliono sentire parlare, e dato che l’accordo prescinde dalle volontà individuali, ed è volto a individuare la maggiore convergenza possibile, è verosimile che il doppio turno non sarà applicato. Come, del resto, è giusto che sia.

Perché?

Abbiamo bisogno di un sistema che garantisca il più possibile la governabilità. Si dà il caso che il sistema bicamerale, con il doppio turno, non la consentirebbe. Prendiamo il caso che, alla Camera, i partiti più votati al primo turno siano l’M5S e il Pd mentre, al Senato, il Pdl e il Pd. Se al secondo turno i partiti si alleassero secondo la naturale logica conseguenza del primo, il giorno dello scrutinio ci troveremmo con maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Tanto più che il sistema elettorale, alla Camera, prevede attualmente il premio di maggioranza su base nazionale mentre, al senato, su base regionale.

Quindi?

Quindi, il doppio turno sarebbe ipotizzabile solo in un sistema monocamerale o in cui fosse superato il bicameralismo perfetto. Tuttavia, una riforma del genere è di natura costituzionale. Evidentemente, quindi, non può essere varata entro il 3 dicembre (le leggi di revisione costituzionali, infatti, prevedono due votazioni da parte di entrambe le Camere e che tra la prima e la seconda votazione non passino meno di tre mesi), quando la Corte costituzionale si esprimerà sulla legge elettorale. Ora, dato che la Corte, con ogni probabilità, boccerà il porcellum, l’imperativo è riformarlo, in ogni caso, prima della sentenza, per evitare di trovarci con un Parlamento giudicato illegittimo. Napolitano, del resto, l’altro ieri ha convocato le forze che sostengono la coalizione per invitarle a trovare un accordo, ancorché minimo, che risponda ai rilievi già precedentemente espressi dalla Corte.  

La Corte, fondamentalmente, ha ritenuto illegittimo conferire, alla Camera, un premio di maggioranza tale da portare addirittura al 55% (340 deputati) al partito o alla coalizione che ha preso anche un solo voto in più degli altri.